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"Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre" – Jeff Bezos

Voi ci mettete l’idea, noi pensiamo alle leggi

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OFFICINA START-UP

Voi ci mettete l’idea, noi pensiamo alle leggi

Aprire una Start-Up è complesso. Incubatori, ricerche di fondi tra i venture capitalist, registrazione marchi e brevetti, informative privacy, costituzione società, NDA e analisi delle complesse leggi di settore – sono solo alcune tra le prime attività ad implicazione legale che un giovane startupper si trova ad affrontare.

Soprattutto per quanto riguarda la costituzione dell’azienda, molte sono le novità introdotte con l’approvazione in Parlamento, avvenuta il 13 dicembre 2012, del Decreto Sviluppo bis che ha istituito le c.d ‘START-UP INNOVATIVE‘ che prevedono tutta una serie di agevolazioni fiscali e normative per l’avvio e la gestione dell’impresa (qui una guida sintetica con le prime indicazioni).

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Streaming illegale, siamo davvero alla fine?

E così dopo la Francia anche l’America “scopre” il fenomeno dello streaming selvaggio. Victoria Espinel, l’esperta cyberzarina voluta dal Presidente Obama, tuona: “Lo streaming dei contenuti si deve considerare al pari di un vero crimine”. Queste parole arrivano dopo l’ultimo chiaro e pesantissimo documento targato U.S. Intellectual Property Enforcement Coordinator, che contiene le ultime proposte per la modifica delle leggi sulla proprietà intellettuale statunitense (qui potete trovare il testo completo).

La riproduzione non autorizzata e la distribuzione di opere protette da copyright è gia oggi ovviamente un reato, ma per quanto riguarda il flusso non autorizzato di contenuti protetti da copyright in streaming, le normative statunitensi (per non parlare di quelle italiane) non sono molto chiare. Nel documento proposto al Congresso, è più volte ribadito come download e streaming hanno il medesimo fine, violare i diritti garantiti dal copyright in capo ai legittimi proprietari, e di conseguenza devono essere equiparati nelle conseguenze.

Non poteva essere più d’acccordo Bob Pisano, presidente della MPAA (Motion Picture Association of America), secondo il quale è necessario colmare il divario giuridico tra due metodi che hanno la medesima indole illegale, nuove leggi che portino chiarezza al diritto di proprietà intellettuale gioveranno a tutti. In linea di massima si potrebbe anche essere d’accordo che download e streaming di contenuti protetti da normative sul copyright siano da equiparare in quanto a sanzioni, il problema semmai è come queste violazioni verranno in caso accertate: quali poteri si vorrebbero conferire agli organi di controllo federali?

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Via | Torrentfreak
Foto | Flickr

Il punto su ACTA: dove siamo

ACTA l’acronimo che spaventa da 6 anni. In principio se ne iniziò a discutere al The First Global Congress to Combat Counterfeiting tenutosi nel maggio del 2004 a Bruxselles. Il 23 ottobre 2007 gli USA svelarono al mondo intero il progetto dell’Anti Counterfeiting Trade Agreement al quale avrebbero partecipato l’Unione Europa, il Giappone, la Korea del Sud, il Messico, la Svizzera ed il Canada (questo il comunicato diramato dall’Unione Europea).

Alcuni paesi come l’Australia decisero invece di attuare la giustissima politica dell’ Ask First lanciando una consultazione pubblica (precisamente il 15 novembre del 2007) per decidere se partecipare o meno ad ACTA. La consultazione pubblica proposta dal governo australiano ispirò negli anni a venire molti altri governi a fare lo stesso; due paesi su tutti, USA nel febbraio del 2008 e Canada dell’aprile dello stesso anno (per tutti i passi fatti da ACTA negli anni vi rimando alla timeline iniziale del prof. Geist).

Il 15 aprile del 2008 sempre a Bruxelles l’European Council of Ministers decise di fare sul serio proponendo negoziati seri e costanti per giungere a breve ad un documento condiviso. Dal 2008 ad oggi decine sono state le riunioni, i comitati, i congressi e molti di questi steps sono da sempre avvolti da segretezza (qui un post di Gianluca sul tema). Tante e diverse sono state poi le perplessità sulla poca trasparenza che questo rivoluzionario accordo dovrebbe portare al mondo del web, anche da parte dello stesso Parlamento Europeo.

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In Francia parte Hadopi contro pirateria online

hadopi loi

E dopo la nuova proposta contro la pirateria informatica made in USA, ecco che in Francia parte la prima fase di applicazione della temutissima Hadopi. Questa volta non si tratta di falsi avvisi inviati da spammer per carpire i dati delle carte di credito, questa volta ci siamo davvero.

È passato 1 anno da quando – il 12 maggio del 2009 – l’Assemblea Nazionale francese approvava il testo di legge che metteva in pratica la linea dura voluta dal Presidente Sarkozy contro il file sharing illegale. In questi giorni il ritmo di invii di indirizzi ip sospetti all’Alta Corte francese (HADOPI), si attesta sui 10.000 al dì. Il governo francese vuole però arrivare in breve tempo, ad un ritmo di 150.000 segnalazioni quotidiane.

Il gioco ora passa agli ISP nazionali, i quali dovranno fornire all’Alta Corte i dati identificativi personali legati a quel determinato indirizzo ip (matching fra ip e intestatario della linea telefonica). Se questi non lo faranno, è prevista una sanzione di 1.500 euro al giorno per ogni indirizzo ip non comunicato entro 8 giorni dalla richiesta.

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Nuove norme USA contro il P2P

riaa disegno di legge

Il disegno di legge proposto nei giorni scorsi negli Usa (versione PDF), pensa di affidare al Dipartimento di Giustizia (il DoJ) il compito di perseguire civilmente i domini internet legati alla condivisione p2p di file. La novità è rappresentata dal fatto che verrebbero inclusi sia quelli interni che quelli esterni agli Stati Uniti – affidando il compito agli Internet Service Provider per quanto riguarda il blocco di quelli esteri.

David Kravets su Wired lo ha definito come l’attacco più violento mai visto contro il p2p e il mondo dei pirati. I senatori dell’America delle libertà si sono trovati d’accordo su questo tema, lanciando questa proposta bipartisan. Uno dei promotori è quel Patrick Leahy – presidente della Commissione Giudiziaria del Senato e combattente del file sharing illecito – il quale ha intitolato il suo progetto come Combating Online Infringement and Counterfeits Act (COICA).

In breve la proposta consiste nell’affidare al Dipartimento di Giustizia il compito di perseguire in sede civile tutti quei siti che contengano nelle loro pagine violazioni di copyright – permettendo la condivisione di musica, software, film o ebook. La procedura per i domini statunitensi, dovrebbe prevedere una preventiva ingiunzione chiesta dal DoJ alle corti federali nei confronti di quel determinato sito internet (i registri dei dot-com, dot-net e dot-org sono tutti con sede negli USA, e quindi di competenza del giudice americano). In seguito a questa il sito verrebbe bannato e ci sarebbero gli estremi per perseguire in sede civile sia il responsabile della registrazione del dominio, sia il gestore dello spazio on-line.

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