marcogiacomello

"Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre" – Jeff Bezos

[Agorà Digitale] Nuovo sistema di censura per Twitter. Intervista a Marco Giacomello.

Twitter ha annunciato un nuovo sistema di censura di contenuti. In Rete si è acceso un dibattito tra chi contesta la decisione del colosso americano e chi lo difende. Dopo aver intervistato Stefano Quintarelli esperto di nuove tecnologie e direttore dell’Area Digital del Gruppo 24 Ore, sentiamo ora il parere di Marco Giacomello, esperto del Team Legale – Area Digital Copyright di Agorà Digitale.

Cosa cambia con le nuove regole di cui Twitter si doterà? Molti dicono che Twitter già censurava contenuti e il nuovo sistema permette di limitare gli effetti di questa censura?

Twitter ha annunciato, in maniera abbastanza trasparente, che risponderà in maniera positiva alle richieste dei singoli paesi in merito alla censura dei tweets considerati illegali per le leggi di quello specifico Stato. La decisione ha scatenato un grande dibattito sulla rete e moltissima confusione.

Non sarà una vera e propria rimozione totale, in quanto il nuovo sistema di filtraggio di Twitter funzionerà in base alla provenienza geografica del singolo account, e segnalerà a tutti gli utenti se e quando un certo tweet verrà censurato per violazione della legge delle leggi interne di uno Stato.

Facciamo un semplice esempio:

- un qualunque account twitter registrato come ‘italiano’ segnala una notizia;
- il contenuto di questo tweet viene ritenuto in violazione delle norme sul diritto d’autore italiano e viene segnalato a Twitter;
- a seguito di questa ‘valida segnalazione’ (qui si potrà poi discutere sui requisiti che vadano a rappresentarla) il tweet viene segnato come rimosso per violazione delle leggi italiane;
- le tweet line degli utenti registrati come ‘italiani’ non vedono più il contenuto del tweet, ma solo la segnalazione della rimozione;
- lo stesso tweet rimane però visibile integralmente in TUTTO il resto del mondo.

Tutto ciò non ha nulla di nuovo. Twitter sino ad oggi ha già censurato circa 4000 tweets (qui si può trovare il dettaglio dei tweets rimossi e le relative richieste e motivazioni) al fine di rispettare la normativa sul copyright vigente in America (il DMCA) – quindi la comunicazione del social network (attenzione questo NON è al momento un vero e proprio update della policy aziendale) non cambia granché la situazione, la rende solo più evidente e palese a tutti.

Di questa situazione (già esistente da tempo) quasi nessuno ne aveva parlato; quasi nessuno considera inoltre come ora Twitter può segnalare pubblicamente ai propri utenti che vi sono delle ‘pressioni’ da parte dei governi, affinché le proprie leggi (giuste o sbagliate che siano) vengano rispettate.

Come si conciliano i parametri politico-culturali dei diversi paesi in cui è presente Twitter con i diritti di libertà d’informaizione sanciti a livello internazionale?

Sicuramente la soluzione di filtraggio geolocalizzato attuata da Twitter (per non parlare dei meccanismi di censura previsti da Google in determinati paesi c.d. ‘delicati’) è una soluzione, NON la soluzione perfetta.

Rimane comunque una scelta che permette ad una azienda privata e totalmente dedita al profit, di garantire una certa libertà di espressione ai propri utenti (seppur alle volte limitata o meglio rispettosa delle singole leggi nazionali) piuttosto che essere soggetta all’oscuramento totale della piattaforma in quei Paesi dove gli utenti violano ripetutamente le normative interne.

È chiaro come in alcuni Paesi esistano legislazioni che limitano moltissimo la libertà d’informazione, ma NON è il compito di aziende private e profit come Twitter, far rispettare la libertà di informazione laddove questa non viene concessa.

Tanto più che con un semplice escamotage (basta cambiare il paese di registrazione dell’account), tale ‘censura’ può essere facilmente aggirata, diffondendo i propri messaggi liberamente.

Quindi Twitter da una parte renderà pubbliche nel mondo le censure che opera, ma dall’altro potrà operare anche in quei paesi dove non c’è libertà d’informazione. A questo punto la domanda è: meglio che Twitter venga bloccato nei paesi autoritari, o che vi possa operare anche se censurando alcuni contenuti?

Personalmente ritengo Twitter UNO degli strumenti presenti sul web per diffondere informazioni e notizie. Non è l’unico e non è perfetto, ma ha aiutato e aiuterà le persone ad informarsi di più e meglio.

Preferisco un sistema che mi aiuti a diffondere il mio pensiero in tutto il mondo censurandomi eventualmente in maniera parziale (se sto violando qualche legge – ripeto buona o cattiva che sia sempre legge rimane, Internet non è un mondo a parte), rispetto alla sua chiusura totale.

Ritieni che Twitter debba fare un passo indietro, rivedendo la sua posizione. Se sì, come?

A mio avviso Twitter è stato abbastanza trasparente con i propri utenti, ora servono ancora più informazioni. Ad esempio:

- chi potrà segnalare e richiedere la censura di un determinato tweets?
- la censura sarà preventiva o successiva?
- in caso di rivolte e di mancanza di un governo stabile (vedi i recenti avvenimenti in Africa), come si comporterà Twitter?

Insomma Twitter ha intrapreso la strada della trasparenza; ora deve far capire meglio il sistema di filtraggio. Se le cose rimarranno invece allo stato attuale, saremo tutti liberi di prendere e cambiare social network o metodo di diffusione delle nostre notizie.

Non santifichiamo e non demonizziamolo Twitter; consideriamolo per quello che è: un semplice strumento privato e commerciale.

[Intervista pubblicata sul sito di Agorà Digitale]

Evento: “The End of Cash”

In arrivo la Smart Pass di Vodafone, per effettuare pagamenti tramite NFC

Oggi pomeriggio sarò a Milano per The End of Cash – dove verrà presentato Vodafone Smart Pass, il nuovissimo sistema di pagamento contactless by Vodafone.

Il panel di relatori – moderati da Filippo Pretolani - è davvero speciale:

Stefano Quintarelli (responsabile Digital Media del Sole 24 Ore);

Vladimiro Mazzotti (H-Farm);

Luca Fantacci (Università Bocconi).

L’evento verrà trasmesso anche in live streaming sul sito Vodafone Lab.

Associazione italiana blogger: intervista a Marco Giacomello

Riporto l’intervista che Marta Traverso di Prove tecniche di sogni mi ha gentilmente proposto!

Parliamo ancora dell’interessante progettoAssociazione Italiana Book’s blogger. Dopo le interviste a Giulio PasseriniAlessandro Veroli, ecco a rispondere un’altra fra le mentidel progetto, Marco Giacomello.
1- Quando e perché hai scelto di aprire il tuo blog?
Tre cose: passione per le nuove tecnologie, amore per la lettura e la scrittura, infine la conoscenza di Alessandro Veroli (l’ideatore di KindleItalia). Nel 2009 quasi nessuno conosceva il mondo eBook & eReader ma il mio interesse era grande… mixate questo con un grafico/blogger e con la voglia di approfondire un mondo nuovo ed ecco l’evoluzione di KindleItaliae del suo forum NonSoloEbook!

2- Com’è nata l’idea di costituire un’associazione di Book’s blogger?
Tutto nasce da una mia richiesta alla ‘Fondazione del Salone del Libro di Torino’ per richiedere l’accredito stampa come blogger: “Vi scrivo a nome dei tanti blogger della rete che ogni giorno parlano, approfondiscono e si impegnano per la diffusione dei libri, dell’editoria e della cultura…!” (accredito concesso, ma negato a moltissimi altri blogger).

Mettiamo ora qualche punto fisso nelle idee alla base dell’Associazione: una crescente diffusione del mondo blogger, una potenzialità assolutamente non compresa e utilizzata dal mondo dei media e delle case editrici, una mancata concessione di alcuni diritti fondamentali per permettere ai blogger di vedere, raccontare e poter spiegare alle persone tante situazioni e avvenimenti.

I BLOGGER vogliono spazio e NOI come associazione vogliamo rappresentarli e ottenere alcuni diritti e parificazioni rispetto ai giornalisti tradizionali. Noi blogger possiamo dare molto di più!

3- Quali sono i primi passi che intendete muovere come associazione? Come possono i blogger dare il loro contributo?

L’associazione Book’s Blogger nasce fondamentalmente per dare un punto ‘istituzionale’ di riferimento a tutti quei blogger che ogni giorno si impegnano, parlano, si confrontano e diffondono cultura, libri e nuove idee.

La volontà primaria è quella di riuscire ad accreditarsi, come soggetto con una base forte e riconosciuta, rispetto al mondo dell’editoria e dei media tradizionali. Diritti, accrediti stampa, riconoscimenti, ruoli primari in occasione di manifestazioni ed eventi, partecipazione all’organizzazione e alle campagne di diffusione. I Blogger possono creare ante e durante manifestazione: l’EVENTO nell’EVENTO(es. TweetUp, Live Tweeting, ecc.).

4- Qual è (o quale dovrebbe essere) a tuo parere il ruolo del blogger? Cosa li differenzia – o li accomuna – da giornalisti, critici, copywriter e quant’altro?
Il blogger deve essere vero, indipendente e raccontare dal punto di vista dell’uomo comune la realtà di quello che ci circonda. Un ruolo complesso ma fantastico per chi lo vive ogni giorno! Il blogger può far arrivare davvero in maniera diretta alle persone impressioni, sensazioni e idee. Ciò che ci caratterizza è un rapporto paritario con tutte le persone: nessuno prevale sull’altro, nessuno si erge a cantore della verità assoluta. I navigatori del web si fidano dei blogger, si raccontano e chiedono notizie e suggerimenti.

5- Quali sono le peculiarità del blog rispetto ad altri strumenti del web 2.0?
I blog sono la naturale evoluzione dei media e dei social network, tutto aggregato in un solo strumento. Immediatezza della notizia, accessibilità ovunque e da chiunque, nessuna registrazione richiesta, possibilità (molte volte) di interagire direttamente con il blogger, archivio delle notizie facilmente accessibile, costo di realizzazione e di fruizione pari a zero. Il blog è ancora il migliore strumento per informare: flessibile e completo.

6- Molti blogger sognano di trasformare la loro passione in un lavoro. Secondo te è realmente possibile oggi vivere di scrittura?
Non vedo al momento la possibilità di poter vivere SOLO di blogging (casi particolari esclusi), ma l’attività di blogger può dare la possibilità di farsi conoscere, di creare legami, di conoscere persone ed ideare nuovi progetti. A me stesso in molte occasioni sono state richieste interviste dalla carta stampata o dal web, opinioni da esperto o proposte di collaborazioni lavorative collaterali o direttamente collegate al mondo editoria digitale… e il tutto è nato dalla mia attività di semplice ed
umile blogger.

Quello che ritengo invece possibile è la creazione di una nuova figura ibrida che sappia utilizzare e sfruttare al massimo questi 5 termini: “Blog, Social, Media, Communication e Marketing”.

 

Diritto d’autore nell’era digitale, standard e formati aperti: ne parlo con l’avv. Simone Aliprandi in un podcast per Civile.it

CLICCA QUI PER ASCOLTARE L’INTERVISTA

20 minuti tirati tirati…2 argomenti: standard, formati, interoperabilità e diritto d’autore nell’era digitale.

L’avv. Simone Aliprandi è a San Francisco nella sede di Creative Commons ed è uno dei massimi esperti di Copyleft e licenze Creative Commons in Italia.

Nel suo blog www.aliprandi.org potete trovare molti libri su questi argomenti, tutti rigorosamente rilasciati con licenza CC. Insomma una persona che realizza e rispetta ciò di cui parla.

La sua ultima fatica si chiama: “Apriti standard - Interoperabilità e formati aperti per l’innovazione tecnologica” e lo trovate da scaricare gratuitamente in formato ePub o Pdf direttamente qui: http://www.aliprandi.org/apriti-standard/ (per i puristi della carta è comunque possibile ordinarne una copia grazie a quell’editore mitico che è LEDIZIONI). 

L’avv. Simone Aliprandi prova a far luce su questo tema spostando il focus della sua riflessione dai classici temi della libertà e dell’apertura, a quelli della neutralità e dell’interoperabilità.

Concentrarsi sullo standard aperto e non sulle applicazioni (open source o meno), può portare chiunque a uniformare i propri dati a quello standard, gestendo di conseguenza il relativo software. Il problema non è più il software, ma il formato.

La seconda parte della nostra chiacchierata si è concentrata invece sul tema del diritto d’autore nell’era digitale, tema a me molto caro e sul quale ho appena scritto la mia tesi di laurea (tra poco disponibile in CC).

Tutti i questionari, analisi, ricerche e sondaggi fatti in questi anni sul tema sono stati sempre realizzati da major discografiche/cinematografiche o da associazioni anti-pirateria.

E’ chiaro che l’intento di queste ricerche è sempre stato quello di capire come prevenire o come bloccare la diffusione del file sharing o del p2p da parte degli utenti della rete.

La survey vuole invece, partendo dal gradino più basso (gli utenti), ricercare la percezione sociale del fenomeno e il livello di consapevolezza dell’utente che scarica da internet.

Un questionario che occupa al massimo 10/15 minuti, un primo studio che può davvero spiegare molto del diritto d’autore digitale – vale la pena parteciparvi perchè il fenomeno tocca tutti noi senza esclusione, non è più un mero affare commerciale ma è parte del nostro futuro, del futuro della creatività e della diffusione della cultura.

Questo il link al questionario: http://www.liralab.com/limesurvey/index.php?sid=63212&lang=it.

[recap 2° giornata] prosegue il mio racconto di Ebook Lab Italia 2011

..continuo con qualche giorno di ritardo il mio racconto di Ebook Lab Italia 2011… Dunque dopo la conclusione della prima entusiasmante giornata, piena zeppa di grandi interventi e di spunti interessanti, la seconda giornata si apre con l’intervento della Prof. Paola Dubini (Prof. Ass. Univ. Bocconi) che ha presentato una relazione dal nome: “Modelli di business per quotidiani e periodici digitali“.

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Internet in Costituzione serve davvero? Ecco l’opinione di 5 giuristi

E’ passato un mese da quando durante l’I.G.F. di Roma (Internet Governance Forum) il Prof. Rodotà ha lanciato la ‘proposta’ di aggiungere alla nostra Costituzione l’art. 21-bis, con il fine di far assurgere internet a principio costituzionale. Vista l’autorevolezza del Prof. Rodotà e la centralità che il mezzo internet ha ottenuto nella società moderna, si sono levate diverse e distinte reazioni nel mondo giuridico e non.

Partiamo dal possibile testo di questo articolo: “Tutti hanno diritto di accedere alla rete internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale“. Il punto centrale della proposta dell’ex Garante della privacy è quindi il problema del c.d. digital divide, il cui superamento dovrebbe essere posto totalmente a carico dello Stato. Questo significa essenzialmente due cose:

1) lo Stato sarebbe obbligato ad intervenire per eliminare le eventuali carenze strutturali che impediscano un paritario accesso alla rete nel caso in cui gli operatori della rete (che ricordiamo sono delle aziende, non degli enti caritatevoli e di conseguenza mirano al profitto) non ritengano conveniente investire;

2) lo Stato in conseguenza di quest’obbligo dovrebbe decidere a priori entro quali limiti circoscrivere questo servizio.

Quello che è doveroso ricordare è che ci sono già due articoli della nostra Costituzione che garantiscono, seppur in modo non direttissimo, il libero accesso ad internet dei cittadini italiani. Andiamo quindi ad analizzarli brevemente: l’art. 3 dice che “la Repubblica italiana deve RIMUOVERE TUTTI GLI OSTACOLI di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“. E’ ora chiaro a tutti che nella nostra società se non puoi utilizzare (per i più disparati usi) la rete internet sei enormemente sfavorito rispetto a chi può fruirne, sia a livello di relazioni personali che lavorative.

Il secondo articolo da analizzare è l’art. 21, il quale sancisce che: “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE“. E’ palese anche in questo caso come quel ‘ogni altro mezzo di diffusione’, può benissimo ricomprendere tutte quelle nuove forme di comunicazione che si sono sviluppate dal 1947 ad oggi, e quindi anche la rete internet.

La mia opinione è che l’accesso ad internet sia già tutelato dalla Costituzione, un suo riconoscimento ulteriore e diretto non cambierebbe nulla nei nostri diritti di cittadini italiani. Il problema vero non è un riconoscimento costituzionale esplicito, il problema vero è il digital divide, il poter fornire a tutti le stesse possibilità di relazionarsi nel mondo della rete. Questo putroppo non si risolve con l’inserimento di un nuovo articolo in Costituzione. Diverso discorso si può fare se la proposta di Rodotà è stata lanciata per attirare l’attenzione sul problema dell’arretratezza tecnologica di parte dell’Italia, per far discutere e tenere alta l’attenzione su questo tema così fondamentale per il futuro di tutti.

Ma i giuristi attivi in rete che ne pensano? Quali sono i pro e i contro di un tale intervento legislativo? E’ opportuna una proposta del genere? Lo abbiamo chiesto anche tramite Twitter (usiamolo questo splendido social network) a 5 noti giuristi 2.0.

continua su www.downloadblog.it…

Il punto sulla Privacy nell’era digitale: intervista all’Avv. Fabiano

Centinaia sono i post che tutti i giorni vengono scritti con riguardo al tema della privacy nel mondo digitale, sui pericoli che ne possono derivare e sulle eventuali soluzioni future. Poche persone possono però affermare di comprendere realmente cosa ciò rappresenti, fornendo un quadro chiaro e attuale. Una di queste è sicuramente l’Avv. Nicola Fabiano specialista in diritto civile, consulente ed esperto di privacy e diritto delle nuove tecnologie, impegnato a livello europeo ed internazionale – al quale oggi poniamo 6 importanti domande.

1) Cos’è e in quali modi si può realizzare il furto di identità digitale? Quali possono essere le conseguenze di questo tipo di furto?

Ogni soggetto che accede ad Internet acquisisce una identità digitale (eID) al pari di come accade nel mondo reale. Il furto d’identità digitale si realizza quando qualcuno sottrae ed utilizza (ovviamente per scopi illeciti) le informazioni dell’identità digitale di un soggetto. In realtà, giuridicamente parlando, non esiste nel nostro ordinamento (sebbene sull’argomento ci siano progetti di legge in corso di esame in Parlamento) un’ipotesi di ‘furto d’identità’, posto che il codice penale fa riferimento unicamente alla sostituzione di persona prevista dall’art. 494.

L’espressione furto d’identità è stata recepita dall’esperienza americana dove il fenomeno dell’ ‘identity theft’ è molto diffuso. Le tipologie di furto d’identità sono molteplici: ghosting, criminal identity theft, medical identity theft, identity cloning, financial identity theft, syntetic identity theft, ecc. Le conseguenze possono essere: frodi finanziarie, frodi creditizie, commissioni di reati, terrorismo, immigrazioni illegali, ecc.

Continua a leggere: Il punto sulla Privacy nell’era digitale: intervista all’Avv. Fabiano

Centinaia sono i post che tutti i giorni vengono scritti con riguardo al tema della privacy nel mondo digitale, sui pericoli che ne possono derivare e sulle eventuali soluzioni future. Poche persone possono però affermare di comprendere realmente cosa ciò rappresenti, fornendo un quadro chiaro e attuale. Una di queste è sicuramente l’Avv. Nicola Fabiano specialista in diritto civile, consulente ed esperto di privacy e diritto delle nuove tecnologie, impegnato a livello europeo ed internazionale – al quale oggi poniamo 6 importanti domande.

1) Cos’è e in quali modi si può realizzare il furto di identità digitale? Quali possono essere le conseguenze di questo tipo di furto?

Ogni soggetto che accede ad Internet acquisisce una identità digitale (eID) al pari di come accade nel mondo reale. Il furto d’identità digitale si realizza quando qualcuno sottrae ed utilizza (ovviamente per scopi illeciti) le informazioni dell’identità digitale di un soggetto. In realtà, giuridicamente parlando, non esiste nel nostro ordinamento (sebbene sull’argomento ci siano progetti di legge in corso di esame in Parlamento) un’ipotesi di ‘furto d’identità’, posto che il codice penale fa riferimento unicamente alla sostituzione di persona prevista dall’art. 494.

L’espressione furto d’identità è stata recepita dall’esperienza americana dove il fenomeno dell’ ‘identity theft’ è molto diffuso. Le tipologie di furto d’identità sono molteplici: ghosting, criminal identity theft, medical identity theft, identity cloning, financial identity theft, syntetic identity theft, ecc. Le conseguenze possono essere: frodi finanziarie, frodi creditizie, commissioni di reati, terrorismo, immigrazioni illegali, ecc.

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