marcogiacomello

"Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre" – Jeff Bezos

Come valorizzare il proprio prodotto?

Vuoi valorizzare il tuo prodotto, la tua idea, il tuo servizio?

Cosa fare?

Cosa non si può fare?

Come farlo e quando farlo?“.

Questi i passaggi fondamentali che si devono affrontare:

- registrazione del marchio nazionale e/o comunitario,

- specifici e personalizzati contratti con i fornitori/distributori,

- monitoraggio della reputazione on-line,

- accordi di riservatezza (NDA),

- documentazione legale per operazioni di marketing e campagne pubblicitarie (concorsi/operazioni a premio).

Per info, suggerimenti, consigli, indicazioni e preventivi scrivimi: marco.giacomello@mpslaw.it

Voi ci mettete l’idea, noi pensiamo alle leggi

Immagine

OFFICINA START-UP

Voi ci mettete l’idea, noi pensiamo alle leggi

Aprire una Start-Up è complesso. Incubatori, ricerche di fondi tra i venture capitalist, registrazione marchi e brevetti, informative privacy, costituzione società, NDA e analisi delle complesse leggi di settore – sono solo alcune tra le prime attività ad implicazione legale che un giovane startupper si trova ad affrontare.

Soprattutto per quanto riguarda la costituzione dell’azienda, molte sono le novità introdotte con l’approvazione in Parlamento, avvenuta il 13 dicembre 2012, del Decreto Sviluppo bis che ha istituito le c.d ‘START-UP INNOVATIVE‘ che prevedono tutta una serie di agevolazioni fiscali e normative per l’avvio e la gestione dell’impresa (qui una guida sintetica con le prime indicazioni).

Continue reading

#eBookCamp 2012, Loreto

Domani sarò a Loreto per l’edizione 2012 dell’eBookCamp – l’evento organizzato dagli amici di Simplicissimus nella splendida cornice del Bastione Sangallo.

A questo link trovate il programma completo della due giorni. Nel mio intervento, previsto per le ore 16.30 – dal titolo Copyright in rete? Siamo solo in versione beta: il dilemma del pirata!’ - parlerò del rapporto tra copyright e nuove tecnologie – con uno sguardo ai nuovi progetti di sistemi c.d. ‘flat-copyright‘.

Un nuovo DRM soft: sicuri sia la strada giusta?

Per DRM ”il cui significato letterale è “gestione dei diritti digitali”, si intendono i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritto d’autore (e dei cosiddetti diritti connessi) possono esercitare ed amministrare tali diritti nell’ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protette, identificabili e tracciabili le opere di cui detengono i diritti, quindi scongiurarne la copia e altri usi non autorizzati. Si tratta di misure di sicurezza incorporate nei computer, negli apparecchi elettronici e nei file digitali“. (W)

Esistono DRM di vario tipo:

a. DRM di tipo forte:

b. DRM di tipo debole:

 

Il problema dei DRM di tipo ‘forte’ è quello che possono limitare, vincolare, chiudere e non consentire una fruibilità piena e libera del file regolarmente acquistato (velocissima ricerca in rete sull’odio verso queste misure).

———————————————

Un paradosso storico – chi troppo chiude, blocca tutto!!!

Il caso DRM vs Ubisoft:

- la storia (link);

- simpatica parodia…

——————–

Nel nascente mercato degli eBook si è subito diffuso l’utilizzo di un DRM di tipo ‘molto molto forte‘!

Conseguenze:

  1. A: Will e-Books become the next Napster?
  2. B: eBooks: on-line si trova di tutto (su 19.000 titoli, reperibili in rete 15.000).
———————-

Tempo addietro (insieme a tanti altri) blateravo sulla necessità di semplificare i processi…

———————————-

Questo è il logo dell’IDPF [International Digital Publishing Forum],

The International Digital Publishing Forum (IDPF) is a trade and standards association for the digital publishing industry, that has been set up in order to establish a reliable and complete standard for ebook publishing.” (W)

l’associazione che ha stabilito e gestisce lo standard ePub [definito da W come "a free and open e-book standard"].

——————————-

Oggi (pare) che lo cose stiano per cambiare. L’IDPF ha infatti annunciato che c’è la volontà di adottare un nuovo tipo di DRM ‘leggero’ che permetta:

- una forma di controllo ‘sicura’ per gli editori;

- la garanzia di interoperabilità  tra le diverse piattaforme.

Questo nuovo sistema denominato ePub LCP (Lightweight Content Protection) vorrebbe:

“mettere in mano agli editori strumenti DRM (Digital Rights Management) che non compromettano la circolazione dei contenuti: si tratta di una richiesta di tutela che ha spinto spesso finora distributori e detentori dei diritti a scegliere altri formati diversi da ePub e diversi tra loro, con danno per gli utenti che si ritrovano con contenuti digitali fruibili solo su specifici dispositivi.

Per questo, IDPF si è orientato su una proposta di DRM più leggera e semplice di quelle finora adottate da formati concorrenti come PDF: il gruppo ha pensato così ad un sistema basato sull’inserimento di una password legata ad un dispositivo specifico, senza il bisogno di connessione Internet, magari scelta sulla base di informazioni personali sull’utente (come email o nome) in modo tale da scoraggiarne la condivisione” [PI].

Link di approfondimento: 1, 2, 3.

—————————

Ma alla fine..cambierà qualcosa per gli utenti finali? Sarà tutto più semplice, fruibile, interoperabile e diretto?

E’ davvero questa la strada giusta per limitare pirateria e regolare la rete internet, oppure è il caso di ripensare tutto il sistema della tutela del diritto d’autore in rete utilizzando basi differenti (The World Is Going Flat-Rate)?

Google Law

Il 18 aprile 2012 – all’interno dei Seminari della Scuola di dottorato in Scienze Giuridiche [DOTTORATO DI RICERCA IN DIRITTO E NUOVE TECNOLOGIE] – si terrà una giornata dedicata alla ‘GOOGLE LAW‘.

Dove: Facoltà di Giurisprudenza, aula n. 6 – Bologna

Quando: 18 aprile 2012, dalle ore 14 alle ore 19.

Programma

- 14.00-14.30 Introduzione: la galassia tecnologica di Google [Prof. Monica Palmirani, Università di Bologna, CIRSFID];
- 14.30-15.00 Analisi comparatistica US e EU in tema di responsabilità dell’internet service provider [Dr. Avv. Marilù Capparelli, Google Italia];
- 15.00-15.30 Ruolo degli ISP nella nuova disciplina sul diritto d’autore [Dr. Avv. Guido Scorza, Università di Bologna, CIRSFID];
- 15.30-16.00 Responsabilità dell’hosting provider e del gestore di piattaforme UGC [Dr. Avv. Fabio Bravo, Università di Bologna];
- 16.00-16.30 Trailers on line: la questione del copyright [Prof. Alberto Musso, Università di Bologna];
- 16.30-17.00 La SIAE e il Web [Dr. Stefania Ercolani, SIAE];
- 17.00-17.30 Keyword advertising e disciplina dei marchi [Dr. Avv. Giorgio Spedicato, Università di Bologna];
- 17.30-18.00 Le privacy policy di Google [Dr. Avv. Pierluigi Perri, Università di Milano];
- 18.00-18.30 On-line behavioural advertising ed i nuovi servizi integrati di Google [Dr. Avv. Italo Cerno, Università di Bologna]
- 18.30-19.00 Discussione e Conclusioni

Inviare una email a monica.palmirani@unibo.it per prenotarsi.

L’emendamento ‘libertà di praticare sconti a libri/eBook’ – depositato al Senato

Emendamento Senato

L’emendamento che ho proposto assieme ad Agorà Digitale è stato depositato al Senato..incrociamo le dita! #noleggelevi  #liberalizziamoilfuturo

Qui il commento della Senatrice Donatella Poretti:

Questo decreto delle liberalizzazioni io credo sia un’opportunità, perchè si apra su settori in cui lobbies e corporazioni hanno frenato nei fatti la politica e l’economia. Governi precedenti, di destra e di sinistra, si sono piegati alle lobbies e non hanno fatto degli interventi che l’Italia aspettava da decenni. Questo decreto comincia a fare qualcosa, ma non è la rivoluzione. In Parlamento è più forte chi risponde alle lobbies e alle corporazioni piuttosto di chi non lo è, quindi c’è il rischio che mettendo mani agli articoli si riduce ulteriormente la possibilità di arrivare a delle liberalizzazioni. Per questo l’attuale governo deve essere visto come un’opportunità, proprio perchè non risponde elettoralmente a corporazioni e lobbies. Mi prendo l’emendamento numero 2, quello sulle libertà degli sconti ai libri ed ebook. Ora prendiamo questi testi e cominciamo a farli girare tra colleghi per mettere le prime firme”.

[Agorà Digitale] Nuovo sistema di censura per Twitter. Intervista a Marco Giacomello.

Twitter ha annunciato un nuovo sistema di censura di contenuti. In Rete si è acceso un dibattito tra chi contesta la decisione del colosso americano e chi lo difende. Dopo aver intervistato Stefano Quintarelli esperto di nuove tecnologie e direttore dell’Area Digital del Gruppo 24 Ore, sentiamo ora il parere di Marco Giacomello, esperto del Team Legale – Area Digital Copyright di Agorà Digitale.

Cosa cambia con le nuove regole di cui Twitter si doterà? Molti dicono che Twitter già censurava contenuti e il nuovo sistema permette di limitare gli effetti di questa censura?

Twitter ha annunciato, in maniera abbastanza trasparente, che risponderà in maniera positiva alle richieste dei singoli paesi in merito alla censura dei tweets considerati illegali per le leggi di quello specifico Stato. La decisione ha scatenato un grande dibattito sulla rete e moltissima confusione.

Non sarà una vera e propria rimozione totale, in quanto il nuovo sistema di filtraggio di Twitter funzionerà in base alla provenienza geografica del singolo account, e segnalerà a tutti gli utenti se e quando un certo tweet verrà censurato per violazione della legge delle leggi interne di uno Stato.

Facciamo un semplice esempio:

- un qualunque account twitter registrato come ‘italiano’ segnala una notizia;
- il contenuto di questo tweet viene ritenuto in violazione delle norme sul diritto d’autore italiano e viene segnalato a Twitter;
- a seguito di questa ‘valida segnalazione’ (qui si potrà poi discutere sui requisiti che vadano a rappresentarla) il tweet viene segnato come rimosso per violazione delle leggi italiane;
- le tweet line degli utenti registrati come ‘italiani’ non vedono più il contenuto del tweet, ma solo la segnalazione della rimozione;
- lo stesso tweet rimane però visibile integralmente in TUTTO il resto del mondo.

Tutto ciò non ha nulla di nuovo. Twitter sino ad oggi ha già censurato circa 4000 tweets (qui si può trovare il dettaglio dei tweets rimossi e le relative richieste e motivazioni) al fine di rispettare la normativa sul copyright vigente in America (il DMCA) – quindi la comunicazione del social network (attenzione questo NON è al momento un vero e proprio update della policy aziendale) non cambia granché la situazione, la rende solo più evidente e palese a tutti.

Di questa situazione (già esistente da tempo) quasi nessuno ne aveva parlato; quasi nessuno considera inoltre come ora Twitter può segnalare pubblicamente ai propri utenti che vi sono delle ‘pressioni’ da parte dei governi, affinché le proprie leggi (giuste o sbagliate che siano) vengano rispettate.

Come si conciliano i parametri politico-culturali dei diversi paesi in cui è presente Twitter con i diritti di libertà d’informaizione sanciti a livello internazionale?

Sicuramente la soluzione di filtraggio geolocalizzato attuata da Twitter (per non parlare dei meccanismi di censura previsti da Google in determinati paesi c.d. ‘delicati’) è una soluzione, NON la soluzione perfetta.

Rimane comunque una scelta che permette ad una azienda privata e totalmente dedita al profit, di garantire una certa libertà di espressione ai propri utenti (seppur alle volte limitata o meglio rispettosa delle singole leggi nazionali) piuttosto che essere soggetta all’oscuramento totale della piattaforma in quei Paesi dove gli utenti violano ripetutamente le normative interne.

È chiaro come in alcuni Paesi esistano legislazioni che limitano moltissimo la libertà d’informazione, ma NON è il compito di aziende private e profit come Twitter, far rispettare la libertà di informazione laddove questa non viene concessa.

Tanto più che con un semplice escamotage (basta cambiare il paese di registrazione dell’account), tale ‘censura’ può essere facilmente aggirata, diffondendo i propri messaggi liberamente.

Quindi Twitter da una parte renderà pubbliche nel mondo le censure che opera, ma dall’altro potrà operare anche in quei paesi dove non c’è libertà d’informazione. A questo punto la domanda è: meglio che Twitter venga bloccato nei paesi autoritari, o che vi possa operare anche se censurando alcuni contenuti?

Personalmente ritengo Twitter UNO degli strumenti presenti sul web per diffondere informazioni e notizie. Non è l’unico e non è perfetto, ma ha aiutato e aiuterà le persone ad informarsi di più e meglio.

Preferisco un sistema che mi aiuti a diffondere il mio pensiero in tutto il mondo censurandomi eventualmente in maniera parziale (se sto violando qualche legge – ripeto buona o cattiva che sia sempre legge rimane, Internet non è un mondo a parte), rispetto alla sua chiusura totale.

Ritieni che Twitter debba fare un passo indietro, rivedendo la sua posizione. Se sì, come?

A mio avviso Twitter è stato abbastanza trasparente con i propri utenti, ora servono ancora più informazioni. Ad esempio:

- chi potrà segnalare e richiedere la censura di un determinato tweets?
- la censura sarà preventiva o successiva?
- in caso di rivolte e di mancanza di un governo stabile (vedi i recenti avvenimenti in Africa), come si comporterà Twitter?

Insomma Twitter ha intrapreso la strada della trasparenza; ora deve far capire meglio il sistema di filtraggio. Se le cose rimarranno invece allo stato attuale, saremo tutti liberi di prendere e cambiare social network o metodo di diffusione delle nostre notizie.

Non santifichiamo e non demonizziamolo Twitter; consideriamolo per quello che è: un semplice strumento privato e commerciale.

[Intervista pubblicata sul sito di Agorà Digitale]

Copyright vs Privacy: un panopticon digitale?

Internet voleva essere una zona libera, la legge doveva rimanere fuori..si diceva che se il Governo non l’avesse regolamentata avrebbe funzionato meglio.

Dichiarazione di Indipendenza del Ciberspazio” di J.P. Barlow:

“[G]overni del mondo industriale, voi stanchi giganti di uomini e acciaio, io vengo dal Ciberspazio, la nuova dimora della mente. In nome del futuro, chiedo a voi del passato di lasciarmi in pace. Non siete benvenuti tra noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi in cui ci ritroviamo. Non abbiamo alcun governo eletto, né siamo propensi ad averne uno, pertanto mi rivolgo a voi senza maggiore autorità di quella con cui la libertà stessa sempre si esprime. Io dichiaro che lo spazio sociale globale che stiamo edificando sia naturalmente indipendente dalla tirannide che voi cercate di imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci né possedete alcun metodo di imposizione di cui dovremmo avere reale motivo di temere” .

Il concetto di “Net Neutrality”, inteso come quel principio secondo il quale tutti gli utenti di Internet dovrebbero essere uguali e trattati allo stesso modo, è ampiamente condivisibile.

E’ però incontestabile che la rete Internet ha cambiato il modo in cui le informazioni, i film, la musica e i software sono distribuiti..e di conseguenza anche il modo in cui gli utenti possono violare il copyright di tali opere.

In contrapposizione alla visione libertaria della regolamentazione di Internet, esiste quell’approccio autoritario che prevede censura delle informazioni, discriminazione degli utenti, limitazione all’utilizzo di social network in determinati ambienti pubblici o lavorativi, utilizzo di M.T.P. per individuare gli utenti della rete, ed organismi pubblici o privati ai quali delegare compiti di investigazione, anche preventiva, del traffico web.

Un compromesso tra queste due opposte visioni è però necessario. Le leggi sono indispensabili per mantenere un certo ordine anche nel mondo virtuale, ma le libertà non possono essere limitate in maniera arbitraria, soprattutto se in questo modo si permette ai titolari di copyright intrusioni eccessive nella vita privata degli utenti della rete in nome di pretese violazioni di tali diritti.

Pericoloso sarebbe però garantire anonimato perfetto a questi utenti, in quanto sebbene questo possa essere essenziale per la libertà di espressione, permette al tempo stesso di avere una sorta di impunità nelle azioni, il c.d. lato oscuro dell’anonimato:

“[F]inché un uomo resta in un villaggio di campagna, la sua condotta può essere sorvegliata, e può essere costretto egli stesso a sorvegliarla. In questa situazione, e solo in questa situazione, può avere ciò che viene definita una reputazione da perdere. Ma non appena va in una grande città, sprofonda nell’oscurità e nella malvagità. La sua condotta non viene osservata e accudita da nessuno, e perciò è probabile che la trascuri egli stesso, e che si abbandoni a ogni bassa dissolutezza e ai vizi” .

In questa analisi – quel genio di Adam Smith - osserva come gli individui si comportino in maniera differente se possono farlo in modo completamente anonimo; in una grande città, come la rete Internet, le persone diventano un volto nella folla e raggiungono un livello di anonimato che li induce ad essere meno responsabili della propria condotta.

E proprio grazie all’anonimato che Internet offre, le persone si sentono libere di guardare in streaming o scaricare file protetti da copyright senza nessun rimorso, cosa che NON farebbero mai se le loro generalità fossero pubbliche.

Il problema è che il termine anonimato in realtà nel mondo del web NON può esistere, tutto e tutti sono tracciabili: la tecnologia permette ogni cosa, MA allo stesso tempo ci rende visibili.

Negli ultimi anni crescente è l’impiego delle tecnologie per tenere sotto controllo le attività che si compiono in rete, un fenomeno che alcuni studiosi hanno identificato come una versione digitale del panopticon di Jeremy Bentham.

Nella sua versione tradizionale, l’idea alla base del panopticon è quella di un carcere dove – grazie alla forma radiocentrica dell’edificio, unita ad alcuni accorgimenti architettonici e tecnologici – un guardiano unico può osservare tutti i prigionieri in ogni momento.

Quest’ultimi NON devono essere in grado di stabilire se sono o meno osservati, causando in loro la percezione di un controllo continuo da parte del guardiano e portandoli all’osservanza costante delle regole, come se fossero SEMPRE osservati.

Secondo Bentham questo è un nuovo modo per ottenere potere della mente sulla mentemodellando il nostro comportamento e finendo con l’agire sempre e comunque come se si fosse osservati.

La memoria della società digitale globale odierna è qualcosa che può causare danni enormi rispetto al panopticon, poiché TUTTO quello che diciamo e facciamo sul web viene memorizzato, moltiplicato innumerevoli volte, e reso accessibile da chiunque nel futuro.

La conseguenza di tutto ciò dovrebbe essere un panopticon che tiene sotto controllo, un guardiano che NON si vede MA che osserva sempre e che limita alcune attività.

Questo ha un effetto positivo e uno negativo: il primo in quanto avendo la percezione di essere controllati, teoricamente ci si dovrebbe limitare nel compiere attività illegali o contrarie ai valori morali; il secondo effetto potrebbe farci però diventare ipercauti nell’esprimere le nostre opinionilimitando così indirettamente la libertà d’espressione.

Conferenza NEXA su Internet & Società 2011

Sabato, 17 Dicembre 2011, ore 10.00 – 18.00

Sabato 17 dicembre 2011 (ore 10.00 – 18.00) si terrà a Torino la terza conferenza NEXA su Internet & Società sul tema “Dati aperti su una Rete aperta“. I ricercatori e i fellow del Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico di Torino ne parleranno con esperti, policy makers, professionisti, appassionati e semplici cittadini. Qui trovate il programma completo della giornata.

Per vivere l’evento su twitter cercate l’hashtag #nexa2011 oppure seguite il gruppo su gloxa.

#CGT11 – Conferenza dei Giuristi Telematici – 12 dicembre, Camera dei Deputati (Sala delle Colonne)

Martedì 12 dicembre 2011, presso la Sala Colonne della Camera dei Deputati, si terrà la Conferenza del Circolo dei Giuristi Telematici 2011, annuale appuntamento per discutere delle novità normative e giurisprudenziali in materia di nuove tecnologie.

Tra i temi che verranno affrontati: responsabilità degli intermediari, amministrazione digitale, libertà di espressione in rete, posta certificata, cloud computing, crimini informatici, professione forense, nuove tecnologie e mercato (qui trovate il programma completo).

Continue reading

2011: Internet Governance Forum Italia

Dopo quelle svoltesi a Cagliari, Pisa e Roma, sarà la città di Trento a ospitare la quarta edizione dell’Internet Governance Forum Italia, in programma dal 10 al 12 novembre prossimiNei fatti l’IGF è un grande forum che affronta diverse tematiche riguardanti la Governance e le regole di Internet, nato per rispondere alle esigenze di  definire e progettare, in modo condiviso e partecipato, le linee guida e le politiche di sviluppo  secondo quelli che sono i criteri, le esigenze e le caratteristiche proprie del nostro Paese, in sintonia con le convenzioni e gli accordi internazionali.

Questo il link al programma dell’evento!