marcogiacomello

"Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre" – Jeff Bezos

Copyright vs Privacy e Tecnologie Digitali: un’analisi comparata

Pubblico l’introduzione e l’indice del mio prossimo libro sul contrasto tra la protezione del Diritto d’Autore e la tutela della Privacy nel mondo digitale.

 

       “Sia maledetto chiunque utilizzi questo libro in modo illecito o peccaminoso e che la lebbra affligga chiunque ne modifichi il contenuto [...]. Consegni questo messaggio a Satana e lo segua all’inferno chi vuole passare l’eternità in sua compagnia.” 

                                                                                    [Maledizione medioevale]

 

INTRODUZIONE 

Sono assai lontani i tempi nei quali Martin Lutero, convinto che chi possedesse la fortuna ed il tempo di scrivere un libro o comporre musica lo dovesse fare per un superiore compenso divino, introduceva la sua traduzione della Bibbia con queste significative parole:

      “[H]o ricevuto invano, invano ho dato e non desidero nulla in cambio. Gesù Cristo, il mio Signore, mi ha ricompensato cento e mille volte.

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[24/05 - Seminario] eBook, editoria digitale e diritto

Venerdì 24 maggio, 14.45/18.00 – all’Università degli Studi di Milano – terrò il seminario: “eBook, editoria digitale e diritto“. Se siete in zona..vi aspetto (il seminario è gratuito e aperto a tutti)!

Durante le 3 ore tratterò diverse tematiche:

1 eBook: nuovi device e diversa fruibilità (Tablet vs eReader: cambia il supporto, il lettore diventa autore, disintermediazione editoria classica);

2 I contratti di pubblicazione per gli eBook (cosa cambia e perchè non si può replicare il modello analogico ex LDA). Self Publishing e contratti di servizi;

3 Open publishing. Formati aperti vs formati proprietari (ePub vs azw). Drm forti vs Social DRM: pregi e difetti;

4 Aspetti giuridici e tecnici di creazione di un eBook (programmi più utilizzati, norme da rispettare);

5 Strumenti per l’utilizzo degli eBook nella didattica (programma KDP di Amazon, testi scolastici e Self Publishing da parte dei docenti, iBooks Author di Apple, il progetto OilProject).

Ecco la mia presentazione in Prezi:

Voi ci mettete l’idea, noi pensiamo alle leggi

Immagine

OFFICINA START-UP

Voi ci mettete l’idea, noi pensiamo alle leggi

Aprire una Start-Up è complesso. Incubatori, ricerche di fondi tra i venture capitalist, registrazione marchi e brevetti, informative privacy, costituzione società, NDA e analisi delle complesse leggi di settore – sono solo alcune tra le prime attività ad implicazione legale che un giovane startupper si trova ad affrontare.

Soprattutto per quanto riguarda la costituzione dell’azienda, molte sono le novità introdotte con l’approvazione in Parlamento, avvenuta il 13 dicembre 2012, del Decreto Sviluppo bis che ha istituito le c.d ‘START-UP INNOVATIVE‘ che prevedono tutta una serie di agevolazioni fiscali e normative per l’avvio e la gestione dell’impresa (qui una guida sintetica con le prime indicazioni).

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#eBookCamp 2012, Loreto

Domani sarò a Loreto per l’edizione 2012 dell’eBookCamp – l’evento organizzato dagli amici di Simplicissimus nella splendida cornice del Bastione Sangallo.

A questo link trovate il programma completo della due giorni. Nel mio intervento, previsto per le ore 16.30 – dal titolo Copyright in rete? Siamo solo in versione beta: il dilemma del pirata!’ - parlerò del rapporto tra copyright e nuove tecnologie – con uno sguardo ai nuovi progetti di sistemi c.d. ‘flat-copyright‘.

Un nuovo DRM soft: sicuri sia la strada giusta?

Per DRM ”il cui significato letterale è “gestione dei diritti digitali”, si intendono i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritto d’autore (e dei cosiddetti diritti connessi) possono esercitare ed amministrare tali diritti nell’ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protette, identificabili e tracciabili le opere di cui detengono i diritti, quindi scongiurarne la copia e altri usi non autorizzati. Si tratta di misure di sicurezza incorporate nei computer, negli apparecchi elettronici e nei file digitali“. (W)

Esistono DRM di vario tipo:

a. DRM di tipo forte:

b. DRM di tipo debole:

 

Il problema dei DRM di tipo ‘forte’ è quello che possono limitare, vincolare, chiudere e non consentire una fruibilità piena e libera del file regolarmente acquistato (velocissima ricerca in rete sull’odio verso queste misure).

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Un paradosso storico – chi troppo chiude, blocca tutto!!!

Il caso DRM vs Ubisoft:

- la storia (link);

- simpatica parodia…

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Nel nascente mercato degli eBook si è subito diffuso l’utilizzo di un DRM di tipo ‘molto molto forte‘!

Conseguenze:

  1. A: Will e-Books become the next Napster?
  2. B: eBooks: on-line si trova di tutto (su 19.000 titoli, reperibili in rete 15.000).
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Tempo addietro (insieme a tanti altri) blateravo sulla necessità di semplificare i processi…

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Questo è il logo dell’IDPF [International Digital Publishing Forum],

The International Digital Publishing Forum (IDPF) is a trade and standards association for the digital publishing industry, that has been set up in order to establish a reliable and complete standard for ebook publishing.” (W)

l’associazione che ha stabilito e gestisce lo standard ePub [definito da W come "a free and open e-book standard"].

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Oggi (pare) che lo cose stiano per cambiare. L’IDPF ha infatti annunciato che c’è la volontà di adottare un nuovo tipo di DRM ‘leggero’ che permetta:

- una forma di controllo ‘sicura’ per gli editori;

- la garanzia di interoperabilità  tra le diverse piattaforme.

Questo nuovo sistema denominato ePub LCP (Lightweight Content Protection) vorrebbe:

“mettere in mano agli editori strumenti DRM (Digital Rights Management) che non compromettano la circolazione dei contenuti: si tratta di una richiesta di tutela che ha spinto spesso finora distributori e detentori dei diritti a scegliere altri formati diversi da ePub e diversi tra loro, con danno per gli utenti che si ritrovano con contenuti digitali fruibili solo su specifici dispositivi.

Per questo, IDPF si è orientato su una proposta di DRM più leggera e semplice di quelle finora adottate da formati concorrenti come PDF: il gruppo ha pensato così ad un sistema basato sull’inserimento di una password legata ad un dispositivo specifico, senza il bisogno di connessione Internet, magari scelta sulla base di informazioni personali sull’utente (come email o nome) in modo tale da scoraggiarne la condivisione” [PI].

Link di approfondimento: 1, 2, 3.

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Ma alla fine..cambierà qualcosa per gli utenti finali? Sarà tutto più semplice, fruibile, interoperabile e diretto?

E’ davvero questa la strada giusta per limitare pirateria e regolare la rete internet, oppure è il caso di ripensare tutto il sistema della tutela del diritto d’autore in rete utilizzando basi differenti (The World Is Going Flat-Rate)?

Self-Publishing: luoghi comuni e infinite vie del diritto

“Il self-publishing (o autoedizione) consiste nell’assunzione – da parte di un autore dell’attività di pubblicare un libro o un’opera simile – senza passare attraverso l’intermediazione di un editore. [...] “Nel caso di autopubblicazione l’autore si incarica di seguire tutte le fasi della realizzazione dell’opera, avvalendosi eventualmente di qualche figura professionale esterna”.

(Wikipedia)

Affrontare il fenomeno del self-publishing o autopubblicazione significa – per il non addetto ai lavori – infilarsi in un ginepraio di definizioni, etichette, concetti.

La confusione regna sovrana e riguarda anche gli aspetti giuridici e contrattualistici. Proviamo a fare un po’ di chiarezza su ciò che riguarda i contratti di edizione, partendo dalle fonti normative:

Il contratto di edizione prevede dunque due figure: l’Autore che cede dei diritti e l’Editore. E’ sufficiente leggere l’art. 118 della legge n. 633/1941 (legge sul diritto d’autore), dove si prevede che nei contratti di edizione ci debba essere una concessione di diritti all’Editore.

Continua a leggere su ledita.it

#byebyebook – Empoli, 24 marzo 2012

Domani sarò alla Biblioteca comunale ‘Renato Fucini‘ di Empoli per #byebyebook, dove terrò uno speech su ‘Il diritto d’autore per l’editoria digitale: contratti di edizione e self publishing’. Quì il programma completo e qui i relatori della giornata.

Sarà una giornata di studi, suddivisa in tre panel, dedicata a lettori, scrittori e aspiranti tali, editori, professionisti dell’editoria e delle biblioteche, per fare il punto sui cambiamenti che le tecnologie digitali stanno portando nel mondo del libro: dall’arrivo e dalla diffusione degli ebook al sempre maggiore successo del self publishing, dalle competenze necessarie per ‘fare’ un libro a quelle per promuoverlo e venderlo.

L’evento avrà luogo nella Sala maggiore della Biblioteca, ove sono raccolte le collezioni di libri antichi, in modo da ambientare nella scenografia della biblioteca tradizionale la discussione sul futuro del libro.

Bye Bye Book? vuole costituire inoltre l’atto fondativo di una Scuola di self-publishing, la Renato Fucini Self-Publishing Academy. La scuola ha come scopo la creazione di self-publisher in grado di pubblicare e promuovere le proprie opere in maniera indipendente, e la costituzione di un gruppo in grado di svolgere il ruolo di editorial board per la futura Renato Fucini Self-publishing Agency.

L’evento sarà visibile in streaming su questa pagina e vi sarà un live tweeting ufficiale utilizzando l’hash tag #byebyebook.

#BiblioStar: I nuovi alfabeti della biblioteca

Domani sarò a Milano per BiblioStar, l’annuale convegno sulle novità in ambito bibliotecario. L’evento si terrà il 15 e 16 marzo al Palazzo delle Stelline a Milano. Interessante il programma che potete trovare integralmente qui.

In particolare seguirò:

- l’intervento del Prof. Gino Roncaglia (Docente di Informatica Umanistica, Università degli Studi della Tuscia): ‘Semplicemente connettere: la biblioteca come produttrice di contenuti‘;

- il panel titolato: ‘E-reader, e-book e contenuti digitali per la ricerca: stato dell’arte e opportunitàa cura di Springer (coordinato dall’amico Alessandro Gallo e Paola Cava). Cercherò di fare un live tweeting utilizzando l’hash tag #bibliostar. Tra i relatori:

- Nicola Cavalli (Osservatorio NuMediaBios e Libreria Ledi): eReaders e contenuti digitali in università: i risultati di una ricerca empirica;

- Sandra Fabiani (Executive Editor Major Reference Works, Springer-Verlag): SpringerReference e la biblioteca scientifica del futuro

Seguirà una tavola rotonda con Andrea Angiolini (Società editrice il Mulino), Luca Burioni (ES Burioni Ricerche Bibliografiche), Marco Ferrario (BookRepublic), Mauro Guerrini (Università di Firenze), Paolo Buoso (Libera Università di Bolzano), Maddalena Morando (Sistema Bibliotecario Politecnico di Torino) e Anna Maria Tammaro (Università di Parma).

eBook Pack e abbonamenti eBook flat: come si possono contrattualizzare?

Editori..vendete o volete vendere eBook pack o abbonamenti flat del vostro catalogo eBook?

I contratti con i vostri autori lo prevedono già? Come si possono contrattualizzare queste attività promozionali? E se i vostri autori hanno già firmato un contratto standard, come si può risolvere il problema? L’autore deve essere informato volta per volta? E soprattutto..la legge cosa (non) dice?

Se vi interessa una consulenza specifica scrivetemi via mail!

 

L’emendamento ‘libertà di praticare sconti a libri/eBook’ – depositato al Senato

Emendamento Senato

L’emendamento che ho proposto assieme ad Agorà Digitale è stato depositato al Senato..incrociamo le dita! #noleggelevi  #liberalizziamoilfuturo

Qui il commento della Senatrice Donatella Poretti:

Questo decreto delle liberalizzazioni io credo sia un’opportunità, perchè si apra su settori in cui lobbies e corporazioni hanno frenato nei fatti la politica e l’economia. Governi precedenti, di destra e di sinistra, si sono piegati alle lobbies e non hanno fatto degli interventi che l’Italia aspettava da decenni. Questo decreto comincia a fare qualcosa, ma non è la rivoluzione. In Parlamento è più forte chi risponde alle lobbies e alle corporazioni piuttosto di chi non lo è, quindi c’è il rischio che mettendo mani agli articoli si riduce ulteriormente la possibilità di arrivare a delle liberalizzazioni. Per questo l’attuale governo deve essere visto come un’opportunità, proprio perchè non risponde elettoralmente a corporazioni e lobbies. Mi prendo l’emendamento numero 2, quello sulle libertà degli sconti ai libri ed ebook. Ora prendiamo questi testi e cominciamo a farli girare tra colleghi per mettere le prime firme”.

[#liberalizziamoilfuturo] 15 emendamenti bipartisan per realizzare la ‘rivoluzione digitale’

Agenda Digitale: Associazioni ed Imprese chiedono “Riforme Subito” a Cabina di Regia di Profumo e Passera

Roma, 9 febbraio 2012

Dieci tra le maggiori associazioni del settore digitale e telecomunicazioni e che rappresentano imprese, consumatori e diritti dei cittadini hanno inviato alla Cabina di Regia sui temi dell’Agenda Digitale, che si instaura oggi, una serie di richieste di riforme da approvare subito all’interno del decreto liberalizzazioni.

L’Italia ha bisogno di uno shock digitale per far ripartire l’economia ed innovare” – si legge nella lettera – “Il contributo al PIL del settore Internet in Italia è il 2%, in Inghilterra il 7%. Anni di annunci da parte dei precedenti governi hanno esasperato un settore che ha bisogno di segnali forti dal governo. È giusto che l’Italia si doti una cabina di Regia che sappia dare una visione generale e un piano industriale e infrastrutturale al mercato digitale e delle telecomunicazioni nel nostro paese. Ma allo stesso tempo non c’e’ alcun motivo per non approvare subito alcune puntuali ma decisive riforme per sbloccare il mercato digitale e l’innovazione“.

Tra le proposte di riforma, che sono state sottoscritte in queste ore da uno schieramento trasversale di parlamentari, vi sono una delega al governo per la riforma del diritto d’autore nel rispetto dei diritti degli utenti, l’abolizione del monopolio e del bollino SIAE, l’obbligo di apertura dei dati pubblici anche per uso commerciale per favorire imprese innovative, l’abbattimento delle tasse ai piccoli imprenditori del settore della banda larga, l’apertura degli archivi digitali delle biblioteche e la liberalizzazione degli sconti sui libri e l’abbattimento dell’IVA sugli ebook. Incluse nel pacchetto anche una proposta per la nuova asta delle frequenze, una riforma dell’istituto della class action, norme che vietano finestre di distribuzione e accordi sulla diffusione dei contenuti troppo vincolanti, il libero utilizzo delle frequenze su suolo privato e la preferenza del Software Libero nella pubblica amministrazione.

Il pacchetto di proposte è stato elaborato da Agorà Digitale, Articolo 21, Associazione Italiana Internet Provider, Associazione Italiana per l’Open Government, Assoprovider, Altroconsumo, Istituto per le Politiche dell’Innovazione, Libertiamo, Stati Generali dell’Innovazione e lo Studio Legale Sarzana.

Tra i 15 emendamenti (qui il testo integrale) trovate anche la mia proposta sulla libertà di praticare sconti su libri e eBook.

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Emendamento n. 2

Dopo l’articolo 39 del Decreto Legge 24 gennaio 2012, n.1, inserire il seguente articolo 39 bis:

Fatte salve le disposizioni di cui al decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145 e al decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 146, in materia di pratiche commerciali scorrette e di pubblicità ingannevole e comparativa, gli articoli n. 2 e 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287 e gli artt. 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, ogni impresa che svolga attività commerciale anche al dettaglio o esclusivamente on-line, per quanto concerne il settore dell’editoria, può decidere in autonomia il periodo nel quale effettuare sconti o vendite straordinarie, la durata delle promozioni e l’entità delle riduzioni”.

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La prima bozza del Decreto-Liberalizzazioni voluto dal Governo Monti, con una scelta apparsa come coraggiosa e lungimirante, aveva deciso di permettere in piena autonomia – alle aziende – la scelta del periodo, della durata e della quantificazione di eventuali sconti o riduzioni del prezzo.

In particolare, all’art. 2, c°1, si prevedeva tale possibilità per tutte le attività commerciali (anche al dettaglio) e per qualsiasi settore merceologico.

Purtroppo, nel testo definitivo del decreto, questa norma è completamente sparita.

Limitando con questo emendamento la questione al settore della vendita dei libri (da considerarsi come ampia categoria che includa sia i libri cartacei sia i libri digitali [eBooks]), si ricorda come, in conseguenza dell‟entrata in vigore della c.d. „Legge Levi‟ approvata il 20 luglio 2011, a tutti i venditori (dai piccoli librai, alla grande distribuzione, agli store on-line) è stato posto un tetto massimo pari al 15% per quanto riguarda gli sconti che questi soggetti possono applicare sul prezzo di copertina.

La „Legge Levi‟ era nata, secondo i suoi firmatari, con l‟intento di “contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione”.

E’ palese come, una simile limitazione, abbia invece affossato ancor più dell’ordinario (gli italiani non sono mai stati considerati „grandi lettori‟ e la crisi economica sicuramente non ha aiutato a superare questo limite) il mercato dei libri.

L’arrivo nel 2011 del gigante dell‟e-commerce Amazon e il proliferare degli store di vendita esclusivamente on-line, avevano fatto ben sperare per quanto riguarda il risollevamento di questo importante mercato e i primi dati di vendite, supportati da ottimi e „liberi‟ sconti, erano molto incoraggianti.

Chiaramente con l’entrata in vigore della „Legge Levi‟ (subito denominata „Legge Anti-Amazon‟) gli sconti si sono dovuti ridurre per tutti, con la conseguenza che – soprattutto in questo periodo di crisi economica – da settembre in poi si sono venduti meno libri, con gravi danni per tutto il comparto editoriale.

Serve una normativa che permetta la libertà nella scelta del periodo e nella quantificazione degli sconti; serve una piccola rivoluzione per tutto il settore dell’editoria (tradizionale e digitale) che porti grandi benefici soprattutto ai consumatori finali.

[Articolo su key4biz.it]

Copyright vs Privacy: un panopticon digitale?

Internet voleva essere una zona libera, la legge doveva rimanere fuori..si diceva che se il Governo non l’avesse regolamentata avrebbe funzionato meglio.

Dichiarazione di Indipendenza del Ciberspazio” di J.P. Barlow:

“[G]overni del mondo industriale, voi stanchi giganti di uomini e acciaio, io vengo dal Ciberspazio, la nuova dimora della mente. In nome del futuro, chiedo a voi del passato di lasciarmi in pace. Non siete benvenuti tra noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi in cui ci ritroviamo. Non abbiamo alcun governo eletto, né siamo propensi ad averne uno, pertanto mi rivolgo a voi senza maggiore autorità di quella con cui la libertà stessa sempre si esprime. Io dichiaro che lo spazio sociale globale che stiamo edificando sia naturalmente indipendente dalla tirannide che voi cercate di imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci né possedete alcun metodo di imposizione di cui dovremmo avere reale motivo di temere” .

Il concetto di “Net Neutrality”, inteso come quel principio secondo il quale tutti gli utenti di Internet dovrebbero essere uguali e trattati allo stesso modo, è ampiamente condivisibile.

E’ però incontestabile che la rete Internet ha cambiato il modo in cui le informazioni, i film, la musica e i software sono distribuiti..e di conseguenza anche il modo in cui gli utenti possono violare il copyright di tali opere.

In contrapposizione alla visione libertaria della regolamentazione di Internet, esiste quell’approccio autoritario che prevede censura delle informazioni, discriminazione degli utenti, limitazione all’utilizzo di social network in determinati ambienti pubblici o lavorativi, utilizzo di M.T.P. per individuare gli utenti della rete, ed organismi pubblici o privati ai quali delegare compiti di investigazione, anche preventiva, del traffico web.

Un compromesso tra queste due opposte visioni è però necessario. Le leggi sono indispensabili per mantenere un certo ordine anche nel mondo virtuale, ma le libertà non possono essere limitate in maniera arbitraria, soprattutto se in questo modo si permette ai titolari di copyright intrusioni eccessive nella vita privata degli utenti della rete in nome di pretese violazioni di tali diritti.

Pericoloso sarebbe però garantire anonimato perfetto a questi utenti, in quanto sebbene questo possa essere essenziale per la libertà di espressione, permette al tempo stesso di avere una sorta di impunità nelle azioni, il c.d. lato oscuro dell’anonimato:

“[F]inché un uomo resta in un villaggio di campagna, la sua condotta può essere sorvegliata, e può essere costretto egli stesso a sorvegliarla. In questa situazione, e solo in questa situazione, può avere ciò che viene definita una reputazione da perdere. Ma non appena va in una grande città, sprofonda nell’oscurità e nella malvagità. La sua condotta non viene osservata e accudita da nessuno, e perciò è probabile che la trascuri egli stesso, e che si abbandoni a ogni bassa dissolutezza e ai vizi” .

In questa analisi – quel genio di Adam Smith - osserva come gli individui si comportino in maniera differente se possono farlo in modo completamente anonimo; in una grande città, come la rete Internet, le persone diventano un volto nella folla e raggiungono un livello di anonimato che li induce ad essere meno responsabili della propria condotta.

E proprio grazie all’anonimato che Internet offre, le persone si sentono libere di guardare in streaming o scaricare file protetti da copyright senza nessun rimorso, cosa che NON farebbero mai se le loro generalità fossero pubbliche.

Il problema è che il termine anonimato in realtà nel mondo del web NON può esistere, tutto e tutti sono tracciabili: la tecnologia permette ogni cosa, MA allo stesso tempo ci rende visibili.

Negli ultimi anni crescente è l’impiego delle tecnologie per tenere sotto controllo le attività che si compiono in rete, un fenomeno che alcuni studiosi hanno identificato come una versione digitale del panopticon di Jeremy Bentham.

Nella sua versione tradizionale, l’idea alla base del panopticon è quella di un carcere dove – grazie alla forma radiocentrica dell’edificio, unita ad alcuni accorgimenti architettonici e tecnologici – un guardiano unico può osservare tutti i prigionieri in ogni momento.

Quest’ultimi NON devono essere in grado di stabilire se sono o meno osservati, causando in loro la percezione di un controllo continuo da parte del guardiano e portandoli all’osservanza costante delle regole, come se fossero SEMPRE osservati.

Secondo Bentham questo è un nuovo modo per ottenere potere della mente sulla mentemodellando il nostro comportamento e finendo con l’agire sempre e comunque come se si fosse osservati.

La memoria della società digitale globale odierna è qualcosa che può causare danni enormi rispetto al panopticon, poiché TUTTO quello che diciamo e facciamo sul web viene memorizzato, moltiplicato innumerevoli volte, e reso accessibile da chiunque nel futuro.

La conseguenza di tutto ciò dovrebbe essere un panopticon che tiene sotto controllo, un guardiano che NON si vede MA che osserva sempre e che limita alcune attività.

Questo ha un effetto positivo e uno negativo: il primo in quanto avendo la percezione di essere controllati, teoricamente ci si dovrebbe limitare nel compiere attività illegali o contrarie ai valori morali; il secondo effetto potrebbe farci però diventare ipercauti nell’esprimere le nostre opinionilimitando così indirettamente la libertà d’espressione.

eBook: condivisione in rete, DRM e licenze Creative Commons

Libro cartaceo e eBook hanno caratteristiche strutturali differenti tra loro; diversa è l’ideazione, la creazione, la conversione, la pubblicazione e la distribuzione di un libro digitale rispetto al suo corrispettivo cartaceo:

- geolocalizzazione delle vendite, diverso formato elettronico di vendita, possibilità di autopubblicazione diretta da parte degli autori, conversione del file digitale in formato eBook, integrazione del libro digitale con link, musica e video (possibilità questa prevista dal nuovo formato ePub3 o HTML 5), enchanched books, applicazioni create appositamente per un singolo libro e rilasciate per particolari device di lettura (Kindle, iPad, Galaxy, ecc.), stampa in modalità print-on-demand, noleggio o prestito degli eBooks, esperienze di social reading.

Tutte queste funzioni permesse dai libri digitali necessitano di regole precise e nuove, le quali devono essere redatte sfruttando una visione lungimirante e attenta ai segnali che la società fornisce.

È chiaro come in un momento di transizione come quello attuale tra carta e digitale, il modello precedente e quello che segue si sovrappongono, facendo sì che NON sia chiara la direzione da seguire, anche e soprattutto nel mondo del diritto positivo e della contrattualistica.

È forse banale da affermare, ma in questo momento nel mondo dell’editoria si deve discutere non solo del “contenuto” dei libri ma anche del “contenitore” (cioè lo strumento attraverso il quale si fruisce del libro digitale e il contorno di regole che lo circonda).

Tutto ciò deve portare a concessioni, innovazioni e discipline chiare, considerando come nell’era che stiamo vivendo l’informazione non è più posseduta materialmente, ma è un qualcosa di diverso e di astratto, riproponibile tra l’altro attraverso nuove forme dotate di autonomia propria.

I libri digitali diventano inoltre parte del corpus di conoscenza umana, in quanto venendo indicizzati dai motori di ricerca e di conseguenza replicati centinaia, migliaia o milioni di volte – diventano fruibili da chiunque, ovunque e per sempre (profilo che il diritto positivo e i contratti attuali spesso trascurano).

Si consideri inoltre come i bassi costi della distribuzione in rete e la facilità della comunicazione on-line, permettano a chiunque di pubblicare un testo – individui talvolta animati da motivazioni non solo pecuniarie ma di pura condivisione e diffusione della conoscenza.

In questi casi debbono entrare in gioco set di licenze (v. Creative Commons) che permettano di diffondere i propri scritti mantenendo un livello di controllo e di tutela variabile a seconda dei desideri dell’autore/editore.

Ulteriore errore che il mondo editoriale sta commettendo in questi anni è quello del modo attraverso il quale sta affrontando il passaggio dall’analogico al digitale. L’esperienza della musica e degli MP3 non sembra aver insegnato nulla a multinazionali e grandi lobby di editori.

L’approccio conservativo/protettivo messo in pratica dalle major culturali che, con la diffusione della musica digitale e il relativo terrore di perdere il controllo su ciò che veniva venduto e scambiato, avevano cercato di chiudere e proteggere totalmente ciò che vendevano attraverso le misure di protezione tecnologica (previste dall’art. 102-quater della legge sul diritto d’autore) si è dimostrato in larga misura fallimentare.

In particolare, l’utilizzo di lucchetti digitali (DRM), ha portato alla nascita e allo sviluppo del fenomeno della pirateria informatica ed allo scambio illegale attraverso i circuiti di file sharing della musica digitale.

Il sistema dei DRM permette un controllo di tipo accentrato, totale, relativo alla singola parolasuonoimmagine (anche se mancanti del connotato della originalità), presumibilmente senza scadenza e rivolto ad una serie non determinata di soggetti – creando così una sorta di proprietà assoluta sull’informazione.

L’effetto di tutto ciò è stato quello di causare enormi difficoltà all’industria della musica, senza ottenere il benché minimo beneficio: oggi quasi tutti scaricano la musica in formato MP3 dal web senza pagarla (senza addentrarsi poi nel campo della pirateria cinematografica), con la conseguenza che il diritto d’autore viene palesemente e continuamente violato.

Testo tratto dal mio capitolo del libro “La lettura digitale e il web” [Ledizioni 2011]

Qui e qui i post precedenti della serie ‘Diritto d’Autore e Editoria Digitale’ -

Perchè i contratti autore/editore DEVONO cambiare con l’avvento degli eBooks?

Il settore dell’editoria digitale è in costante crescita a livello mondiale. Se da un lato, tuttavia, la tecnologia dischiude nuove potenzialità – tanto sul piano culturale quanto su quello economico – legate ai libri in formato elettronico (c.d. eBooks), il diritto non appare offrire modelli consolidati per la gestione dei diritti digitali, essendo la vigente normativa ancora fortemente ancorata alla realtà analogica.

L’incerto quadro giuridico di riferimento si pone in tal modo, nel nostro paese, come un concreto ostacolo allo sviluppo di un settore che altrove appare invece già florido, avendo conquistato notevoli quote di mercato.

Adattare norme concepite per i libri in formato cartaceo ad una realtà tecnologica completamente mutata appare per molti versi insoddisfacente.

Occorre così, per un verso, sviluppare un nuovo framework giuridico che consenta il pieno esplicarsi delle potenzialità del settore e, per alto verso, individuare adeguati strumenti tecnologici che – mettendo da parte la per molti versi fallimentare esperienza dei Digital Rights Management (DRM) nel settore musicale – consentano di coniugare la tutela degli interessi economici dei titolari dei diritti con una certo grado di libertà nella circolazione e condivisione della cultura, così da valorizzare a pieno la fondamentale funzione sociale dei libri nell’Economia della conoscenza.

Per quanto riguarda l’editoria digitale e gli eBooks, un primo passo assolutamente necessario DEVE essere quello di predisporre una nuova e diversa formulazione dei contratti tra l’editore e l’autore.

Il perché ve lo racconto nei prossimi giorni…intanto vi lascio con la presentazione realizzata per l’#ebookcamp11!

Testo in parte tratto dal mio capitolo del libro “La lettura digitale e il web” [Ledizioni 2011].

 

La mia intervista alla Compagnia del Libro: “L’e-book? Qui e Ora!”

L’e-book non è un ectoplasma che si materializza dal nulla sullo strumento a disposizione del lettore. Nell’era in cui sempre più ci abituiamo alle risposte improvvise e spesso anche ridondanti rispetto ai nostri effettivi bisogni, molti pensano che il libro elettronico sia la cosa più immediata del mondo, un’essenza incorporea a disposizione di un semplice clic, traendo la conclusione che anche il suo prezzo dovrebbe essere minimo se non addirittura stracciato. Ci sono persino dibattiti anche pubblici e istituzionali, lavori di organi preposti sulla questione.

Tutto questo però rischia di ignorare il lavoro e la ‘materialità’ che c’è dietro a quello che è comunque un prodotto editoriale con una cura speciale, con soluzioni tecniche adeguate e costantemente migliorabili, con una propria ‘esistenza’ non solo virtuale e che implica un’occupazione di spazi, una piattaforma che ne garantisca la distribuzione. In questa nostra intervista Marco Giacomello, cofondatore del sito www.ledita.it e blogger particolarmente versato nelle questioni che riguardano il diritto sul web ci parla di questo e di molto altro.

Fonte: TV2000