marcogiacomello

"Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre" – Jeff Bezos

[24/05 - Seminario] eBook, editoria digitale e diritto

Venerdì 24 maggio, 14.45/18.00 – all’Università degli Studi di Milano – terrò il seminario: “eBook, editoria digitale e diritto“. Se siete in zona..vi aspetto (il seminario è gratuito e aperto a tutti)!

Durante le 3 ore tratterò diverse tematiche:

1 eBook: nuovi device e diversa fruibilità (Tablet vs eReader: cambia il supporto, il lettore diventa autore, disintermediazione editoria classica);

2 I contratti di pubblicazione per gli eBook (cosa cambia e perchè non si può replicare il modello analogico ex LDA). Self Publishing e contratti di servizi;

3 Open publishing. Formati aperti vs formati proprietari (ePub vs azw). Drm forti vs Social DRM: pregi e difetti;

4 Aspetti giuridici e tecnici di creazione di un eBook (programmi più utilizzati, norme da rispettare);

5 Strumenti per l’utilizzo degli eBook nella didattica (programma KDP di Amazon, testi scolastici e Self Publishing da parte dei docenti, iBooks Author di Apple, il progetto OilProject).

Come valorizzare il proprio prodotto?

Vuoi valorizzare il tuo prodotto, la tua idea, il tuo servizio?

Cosa fare?

Cosa non si può fare?

Come farlo e quando farlo?“.

Questi i passaggi fondamentali che si devono affrontare:

- registrazione del marchio nazionale e/o comunitario,

- specifici e personalizzati contratti con i fornitori/distributori,

- monitoraggio della reputazione on-line,

- accordi di riservatezza (NDA),

- documentazione legale per operazioni di marketing e campagne pubblicitarie (concorsi/operazioni a premio).

Per info, suggerimenti, consigli, indicazioni e preventivi scrivimi: marco.giacomello@mpslaw.it

[Choozeit] If Book Then 2013

Si è tenuta ieri, nella splendida sede milanese del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, If Book Then 2013, l’annuale conferenza organizzata da BookRepublic sul futuro dell’editoria. Noi di Choozeit c’eravamo e questi sono i nostri 3 speech preferiti.

Publishing is Technology = Make Fingers Happy

Secondo Javier Celaya, guru spagnolo dell’editoria digitale, con l’arrivo di eReader e Tablet non leggiamo più solo con gli occhi, ma oggi leggiamo (anche e soprattutto) con le nostre dita. Gli editori devono abbandonare la staticità delle loro proposte e creare contenuti dinamici, fare felici le dita dei lettori, abbracciare la tecnologia per non restare ciechi rispetto all’innovazione e ai desideri sempre più tecnologici dei consumatori. Se vi interessa approfondire il rapporto dita/lettura, i ragazzi di @le_dita ci stanno lavorando da qualche tempo.

 continua su Choozeit

 

[Il mio primo contributo per CHOOZEit] Self-Publishing: 3 cose da sapere assolutamente per non farsi fregare

“Il self-publishing (o autoedizione) consiste nell’assunzione – da parte di un autore dell’attività di pubblicare un libro o un’opera simile – senza passare attraverso l’intermediazione di un editore. […] “Nel caso di auto-pubblicazione l’autore si incarica di seguire tutte le fasi della realizzazione dell’opera, avvalendosi eventualmente di qualche figura professionale esterna”.

(Wikipedia)

Tutti a parlare di self-publishing. Ma cosa cambia davvero per gli autori? Devono firmare un contratto? Devono cedere tutti i diritti d’autore o solo alcuni? Esiste ancora l’editore inteso in senso classico? La confusione regna sovrana e riguarda soprattutto gli aspetti giuridici e contrattualistici. Proviamo a fare un po’ di chiarezza almeno sulla cosa più importante: i diritti d’autore.

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Khan el-Khalili 2.0: ovvero il mercato dell’usato digitale più grande al mondo

Amazon ha brevettato un marketplace che permetterà lo scambio (anche a pagamento) di file digitali ‘usati’. Il 29 gennaio 2013, dopo quasi 4 anni di gestazione, lo United States Patent and Trademark Office ha concesso al gigante di Seattle la registrazione del brevetto n. US 8,364,595 B1 – denominato “Secondary Market for Digital Objects”.

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Test del nuovo #Kindle Paperwhite

Schermata Home

Kindle Paperwhite

Premessa: alcune convinzioni personali date da 4 anni di utilizzo di diversi eReader e dalla lettura di tanti eBook:

- il Kindle è stato il primo ed è (secondo me) ancora il miglior eReader in circolazione;

- l’ecosistema Amazon e il sistema 1-click sono attualmente imbattibili;

- NON amo molto la tecnologia touch negli eReader;

- non mi piacciono i DRM forti che chiudono o limitano fortemente l’interazione tra i diversi device.

Detto ciò…iniziamo con le caratteristiche di questo Kindle Paperwhite:

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Voi ci mettete l’idea, noi pensiamo alle leggi

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OFFICINA START-UP

Voi ci mettete l’idea, noi pensiamo alle leggi

Aprire una Start-Up è complesso. Incubatori, ricerche di fondi tra i venture capitalist, registrazione marchi e brevetti, informative privacy, costituzione società, NDA e analisi delle complesse leggi di settore – sono solo alcune tra le prime attività ad implicazione legale che un giovane startupper si trova ad affrontare.

Soprattutto per quanto riguarda la costituzione dell’azienda, molte sono le novità introdotte con l’approvazione in Parlamento, avvenuta il 13 dicembre 2012, del Decreto Sviluppo bis che ha istituito le c.d ‘START-UP INNOVATIVE‘ che prevedono tutta una serie di agevolazioni fiscali e normative per l’avvio e la gestione dell’impresa (qui una guida sintetica con le prime indicazioni).

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[2] Ryanair ci inganni pure tu?

[Qui la prima puntata dell'inchiesta]

Come si è difesa Ryanair?

a. Ha precisato di essere la prima compagnia aerea low cost d’Europa, con più di 1.400 voli al giorno da 44 basi e circa 160 destinazioni in più di 27 Paesi.

b. In relazione alle modalità di prospettazione dei messaggi pubblicitari, ha precisato che gli stessi sono diffusi in tutti i Paesi in cui opera il vettore con caratteristiche e modalità di presentazione pressoché identiche; questi non vanno intesi come un’offerta specifica, bensì come un invito rivolto al consumatore a consultare il sito internet di Ryanair per conoscere nel dettaglio tutte le condizioni delle offerte (questa è una frase che mi aveva detto anche PayPal..qui..pratica diffusa!).

c. Ha osservato come le caratteristiche grafiche dei messaggi pubblicitari diffusi sarebbero analoghe a quelle utilizzate dai suoi principali concorrenti sul mercato italiano.

d. Ha rilevato che il proprio sistema di prenotazione mostra al consumatore nella prima schermata TUTTI gli elementi obbligatori di costo che concorrono alla determinazione del prezzo del biglietto. Nelle schermate successive compaiono invece gli elementi opzionali.

e. Ha effettuato una distinzione tra la commissione relativa al pagamento con carta di credito, che veniva applicata in precedenza, ed il supplemento amministrativo relativo al sistema di prenotazione dei voli ora in vigore, introdotto per la prima volta nel dicembre 2009, pari a € 5 per passeggero e per tratta.

f. Quest’ultimo supplemento è connesso ai costi relativi al sistema di prenotazione di Ryanair ed ha, quindi, natura e motivazione diverse dal supplemento che in passato veniva richiesto per l’elaborazione dei pagamenti.

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Ryanair ci inganni pure tu?

Nelle scorse settimane gli abbonati alla famosa newsletter di Ryanair hanno ricevuto questa ‘strana’ comunicazione:

Gentile Cliente,
Desideriamo ringraziarLa per avere acquistato una carta Ryanair Cash Passport e per il Suo costante supporto. Dal lancio della nostra carta Ryanair Cash Passport, avvenuto il 1 ottobre 2011, migliaia di titolari della nostra carta hanno potuto beneficiare dei suoi vantaggi evitare il pagamento della commissione amministrativa sul sito Ryanair.com.

Pertanto, siamo spiacenti di doverLa informare che, a causa della decisioni prese dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, a partire dal 1 dicembre 2012 i titolari della carta Ryanair Cash Passport non potranno più evitare il pagamento della commissione amministrativa di 10 Euro per transazioni effettuate sul sito Ryanair.com.

Ryanair pur rammaricandosi per questo cambiamento, Ryanair è obbligata a rispettare le decisioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Tutto vero? Cerchiamo di fare chiarezza partendo dall’inizio.

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Come richiedere il rimborso della Tassa di Concessione Governativa (TCG) sugli abbonamenti telefonici

Vista la recente vittoria di UniCons – nel ricorso avente ad oggetto il rimborso della c.d. Tassa di Concessione Governativa (TCG) applicata agli abbonamenti di telefonia cellulare – ho predisposto un modello gratuito per contattare la Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di competenza e il proprio Operatore Telefonico.

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La mia denuncia vs PayPal arriva sul Corriere della Sera

A seguito della denuncia di quella che a mio avviso è una pratica scorretta di pubblicità ingannevole da parte di PayPal – qui sotto TUTTE le puntate precedenti:

1) Con Paypal “acquirenti protetti ad ogni costo” – ne siamo davvero sicuri?;
2) [Update] L’inganno della protezione acquirenti di Paypal;
3) [2° Update #ingannoPayPal] Invio segnalazione all’AGCM;
4) [3° Update] La proposta di PayPal;
5) [4° Update] Arrivano i soldi da PayPal.

Fabio Savelli, giornalista del Corriere della Sera ha pubblicato sulla homepage del Corriere.it (questo il link diretto) la mia vicenda: 

Dopo una breve ricostruzione dell’accaduto – il giornalista del Corriere ha riportato una risposta di Giulio Montemagno, general manager Western Europe di PayPal. A questa risposta mi sembra doveroso replicare brevemente. 

Il Dott. Montemagno (secondo quanto riportato dal Corriere) in particolare ha affermato:

1) rassicuro sulle procedure di sicurezza del gruppo (attraverso specifici programmi di protezione)

Che senso ha questa affermazione? Nel mio caso non si è mai messo in dubbio che le procedure di trasferimento denaro (da utente a utente, da carta a carta, da conto corrente a conto corrente) tramite circuito PayPal siano non sicure; ho semplicemente cercato di portare all’attenzione di quante più persone possibili che la pubblicità “Acquirenti protetti a tutti i costi (anche fuori da eBay)” rappresenta una falsa informazione per tutti i consumatori – e che a mio avviso sussistono tutti gli estremi di una pubblicità ingannevole.

2) il caso di Giacomello si verifica una volta ogni mille transazioni, a causa di un furto di identità e alla disattenzione dell’acquirente che non ha notato in tempo che il sito fosse non aggiornato

Tre osservazioni:

a) Il Dott. Montemagno ammette addirittura che questi casi si verificano 1 volta su 1000? Sinceramente NON mi sembra una percentuale positiva e della quale andar fieri..viste le milioni di transazioni che PayPal esegue ogni giorno;

b) Questi casi si verificano “A CAUSA DI UN FURTO D’IDENTITA’“? Mi piacerebbe molto che il Dott. Montemagno spiegasse cosa c’entra il furto d’identità con la pubblicità ingannevole? Perché se il soggetto avesse utilizzato la propria reale identità allora PayPal mi avrebbe rimborsato senza nulla quaestio? Scusatemi ma il problema non era che PayPal non rimborsa al di fuori di eBay, eBay Annunci e kijiji?

c) La colpa è mia che “non ho controllato l’aggiornamento del sito“? Di quale sito? Di www.tvefoto.it? Il sito era perfettamente aggiornato e funzionale. Di PayPal? Ho ben controllato che la protezione valesse anche per gli acquisti fuori da eBay, ed è così anche in questo momento. Pure questa affermazione che senso ha se il problema è la pubblicità ingannevole? Tra l’altro ricordo a tutti che:

4) stiamo procedendo al rimborso del 75% del costo pagato da Giacomello», scusandoci per la poca professionalità dimostrata dall’operatore di call center.

Perché il 75% e non il 100%? Perché se l’errore è stato mio mi rimborsate comunque dei soldi? Un rimborso così alto per la poca e palese non professionalità dell’operatore di call center non è credibile. Perché non rimborsate anche tutte le altre persone nella mia situazione e modificate gli slogan sui vostri siti – dando informazioni trasparenti e veritiere?

Savelli conclude l’articolo dicendo “Tutto è ben quel che finisce bene, ma occhio alle truffe” – io direi invece questo è solo un primissimo risultato ottenuto. Le truffe on-line ci sono e ci saranno sempre – come i truffatori 2.0 che saranno sempre più furbi nello sfruttare le debolezze della rete e queste situazioni assolutamente non chiare.

Detto ciò – per chi acquista in rete – almeno la garanzia di ricevere pubblicità NON ingannevole da parte di chi promette tutela e serietà – dovrebbe essere un diritto sacrosanto.