[Mio pezzo su Wired] Il diritto all’oblio e la memoria infinita della rete

[Mio pezzo su Wired] Il diritto all’oblio e la memoria infinita della rete

La recentissima sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul caso Google Spain (qui il testo integrale in lingua italiana) sembra voler trovare una prima soluzione generale al ripristino del diritto all’oblio anche nel contesto dell’ambiente digitale iperconnesso.

Ricordiamo che per diritto all’oblio si intende quel diritto spettante ad ogni soggetto a veder cancellata, dimenticata o oggiornata una notizia che lo riguarda in prima persona e che, dato il decorso del tempo e a sua valutazione, manchi dell’attualità all’interesse della sua conoscenza pubblica. La nostra Corte di Cassazione, nel 2012 (sentenza n. 5525/2012), aveva così sentenziato la funzione del diritto all’oblio:

“il diritto all’oblio salvaguarda la proiezione socialedell’identità personale, l’esigenza del soggetto di essere tutelato dalla divulgazione di informazioni (potenzialmente) lesive in ragione della perdita (stante il lasso di tempo intercorso dall’accadimento del fatto che costituisce l’oggetto) di attualità delle stesse, sicché il relativo trattamento viene a risultare non più giustificato ed anzi suscettibile di ostacolare il soggetto nell’esplicazione e nel godimento della propria personalità“.

Non si deve invece parlare di diritto all’oblio per tutte quelle notizie che, storicamente, non sono mai state vere.

La sentenza in oggetto, la quale basa buona parte della sua statuizione sulla Direttiva 95/46, stabilisce – in maniera molto decisa e per certi versi inaspettata – che un cittadino europeo, qualora ritrovi fra i risultati delle ricerche effettuate online notizie sul proprio conto che lo stesso considera irrilevanti o non aggiornate, possa richiederne, attraverso una semplice richiesta online, la rimozione dall’elenco che i motori di ricerca indicizzano (la c.d. de-indicizzazione).

continua su wired…

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