[Wired] La mia risposta su Wired.it al Maestro Paoli (SIAE) sull’equo compenso

Dopo le affermazioni del Ministro Bray (‘non è prevista nessuna tassa su smartphone e tablet e le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate […] il Ministro Massimo Bray sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d’autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell’interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi’), Gino Paoli, presidente SIAE, torna oggi dalle pagine del “Corriere della Sera” a parlare di equo compenso.

Nell’intervista, Paoli afferma di non aver ben compreso il significato di copia privata e di come l’equo compenso non sia una tassa sugli smartphone, bensì una mera questione di compenso per il diritto d’autore.

Proviamo a fare chiarezza.

CHE COS’È L’EQUO COMPENSO DA COPIA PRIVATA
Si tratta di un contributo istituito con il fine di indennizzare gli autori dal pregiudizio (leggi “mancato introito”) causato loro dai consumatori quando, per scopi meramente personali e senza fini di lucro, questi effettuino, senza pagare un sovrapprezzo, una copia dell’opera legalmente acquistata (non stiamo parlando di indennizzi per copie piratate, bensì di acquisti esclusivamente legali dell’opera originale).

Un meccanismo, quello dell’equo compenso da copia privata, poteva sicuramente valere quando si duplicavano videocassette o si copiavano cd musicali dall’originale ad un cd vergine.

Oggi, francamente, considerato che gli utenti fruiscono delle opere digitali (musica, eBook e film) in larga parte, e sempre più, con modalità streaming o on-demand (ovvero sistemi che non rendono possibile una vera e propria copia delle opere), il desueto sistema dell’equo compenso da copia privata nulla ha a che fare con queste nuove modalità di fruizione.

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