Caro Natale, occhio che la crisi si sente anche al Polo

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Caro Natale,

quest’anno vorrei in regalo un paese dove una singola autorità indipendente non si possa attribuire tutti i poteri dello Stato, con buona pace di Montesquieu che dal 1748 ci ricorda come chiunque abbia troppo potere è portato ad abusarne: “tutto sarebbe perduto se lo stesso uomo, o lo stesso corpo di maggiorenti, o di nobili, o di popolo, esercitasse questi tre poteri: quello di fare le leggi, quello di eseguire le decisioni pubbliche, e quello di giudicare i delitti o le controversie dei privati”,

vorrei un paese dove il nuovo commissario dell’autorità indipendente possa esprimere il suo parere su un regolamento di fondamentale importanza per la rete internet,

vorrei un paese dove il presidente di quella autorità non chieda espressamente a quel commissario di attendere ad esprimersi per non creare problemi,

vorrei un paese dove quella stessa autorità non possa disabilitare l’accesso ad un intero sito invece di eliminare (giustamente) il solo contenuto che sta violando i diritti d’autore,

vorrei un paese dove provider, blogger e gestori di forum stranieri non debbano eventualmente mandare le loro osservazioni in via Isonzo, Rome, Italy, Europe o al limite in via Flaminia, Rome, Italy (entrambe in Europe, per il momento),

vorrei un paese dove se qualcuno segnala violazioni inesistenti senza la minima logica, come splendidamente etichettato da Fulvio Sarzana nella logica ‘ndocojocojo’, venga sanzionato,

vorrei un paese dove fosse possibile difendersi da una eventuale accusa, e poter spiegare che quel contenuto non viola nessun diritto d’autore con qualche giorno in più dei 3 previsti (esiste un bellissimo meccanismo utilizzato dagli amici USA, chiamato notice and take down, ve lo linko autorità se lo volete leggere, è carino),

vorrei un paese dove si possa sapere con certezza chi pagherà tutto questo nuovo sistema antipirateria, perché se i costi saranno a carico degli operatori tlc su chi pensi, Natale, che scaricheranno quel costo?,

vorrei un paese dove, in piene feste natalizie, non si facciano passare, senza troppe discussioni, per il Parlamento tre norme così controverse come la #WebTax, il decreto #DestinazioneItalia e il decreto dei Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che aggiorna i compensi da copia privata,

vorrei un paese dove effettivamente, come raccontato da Stefano Epifani, qualcuno si deve essere distratto, visto che da un lato si parla dei progressi dell’Agenda Digitale compiuti dal Governo, e dall’altra in una settimana si chiude ed isola l’Italia della rete e dell’e-commerce,

vorrei un paese dove non si possa imporre agli utenti italiani di acquistare servizi on-line SOLAMENTE da aziende che hanno Partita IVA italiana (ah, come siamo europei noi italiani);

vorrei un paese dove, giustamente, chi vende nel nostro paese paghi le tasse su quei guadagni nel nostro paese (non solo l’IVA, ma la tasse sui redditi!),

vorrei un paese dove chi ci governa non ignori che, come affermato da Raffaele Rizzardi (componente del Comitato fiscale europeo) avere una Partita IVA non significa automaticamente versare l’imposta sul reddito in quel paese, visto che il regolamento n. 282/2011 dell’Unione Europea, afferma come la Partita IVA non vale come presunzione di stabile organizzazione, con la conseguenza che, con la Web Tax, in Italia andrebbe versata (giustamente, ma magari attendiamo l’Europa visto che, nel bene e nel male, ne facciamo parte) solo l’IVA, e non il tanto mal interpretato versamento delle tasse sui redditi di chi vende on-line in Italia,

vorrei un paese dove non si parli sempre a sproposito di Europa e Europei – e poi si ideino norme che, oltre a violare la nostra Costituzione (art. 41) violino normative europee (una tra tante l’art. 26 TFUE) e ci espongano a procedure di infrazioni e successive multe che verranno poi pagate dai soliti (stanchi) contribuenti,

vorrei un paese che legga quello che l’Europa sta facendo, che sapesse come a Bruxelles alle volte fanno anche qualcosa di buono, ma lo fanno con i giusti tempi e che dal 2015 ci sarà l’obbligo per le società che forniscono servizi telematici in un determinato paese UE di pagare l’IVA nel paese di destinazione dei servizi, anziché in quello della propria sede (che solitamente prevede tassazioni agevolate),

vorrei un paese dove non si rischino multe per infrazioni comunitarie per anticipare maldestramente un cambiamento già in atto, facendolo in modo francamente raffazzonato e senza la dovuta organizzazione, con solo qualche articolo proposto come emendamento alla legge di stabilità,

vorrei un paese dove chi ci governa fosse in grado di comprendere come nessun mercato è tanto unico come quello on-line, che lontanamente concepisse come indicizzare un contenuto su un motore di ricerca, o aggregarlo su di un portale (e parlo di contenuti che non violano il sacrosanto diritto d’autore), non costituisce uno svantaggio (È semplicemente come funziona la rete, baby),

vorrei un paese dove il segretario di uno dei maggiori partiti politici, nel discorso all’assemblea che lo elegge, dica queste parole: “dalla nuvola digitale siamo passati alla nuvola nera di Fantozzi, abbiamo infilato un problema peggio dell’altro, sarebbe bello se si riuscisse a modificare le regole del gioco, l’Agcom chiude un sito senza passare da un giudice, ma anche il fatto che la Web Tax va posta nel luogo centrale, l’Europa, e non con una violazione dei trattati europei o diamo l’impressione di un Paese che rifiuta l’innovazione” – ah no, Natale, grazie le parole me le hai già regalate, ora aspetto i fatti, quelli concreti,

vorrei un paese dove un decreto chiamato ‘Destinazione Italia’, non possa contenere una norma che escluda espressamente i libri digitali (conosciuti anche da pochi, evidentemente, con il termine americano di eBook) dalla possibilità di detrazione fiscale del loro costo,

vorrei un paese dove i benefici fiscali vengano dati ai settori emergenti, certo magari con quote di mercato al momento risibili, ma saranno il nostro futuro (e gli investimenti, soprattutto dall’estero, arrivano solo per progetti e idee future, mai su quelle passate e stantie),

vorrei un paese dove una persona illuminata (e illuminante) come Luca De Biase possa linkare liberamente le sue fonti e i suoi spunti, perché la condivisione in rete è, e sempre più sarà, un valore, non una minaccia,

vorrei un paese dove per aumentare l’equo compenso da copia privata (detto anche indennizzo da corrispondere ai titolari dei diritti d’autore per la copia che un singolo utente può effettuare di un’opera legittimamente acquistata, senza pagare nulla) non la si possa mascherare da ‘tassa’ sull’acquisto di tecnologia in un decreto del Ministero dei Beni e della attività Culturali,

vorrei un paese dove qualcuno non si lanciasse in proclami populistici ed inutili, promettendo come contentino dopo l’esclusione degli eBook dalle detrazioni fiscali previste dal decreto #DestinazioneItalia, la riduzione (addirittura nel prossimo mese) dell’IVA sugli eBook, quando dovrebbe sapere che quel tipo di decisioni è di competenza dell’Unione Europea e che, chi ci ha già provato, è stato sottoposto a procedura di infrazione dall’UE e deferito alla relativa Corte di Giustizia,

vorrei un paese dove la salvaguardia del diritto d’autore, l’eliminazione dell’elusione fiscale, gli inventivi alla lettura dei libri e all’acquisto di tecnologia, fossero perseguiti con sguardo lungimirante e non per fini populistici, di lobbying o protezionistici, nella conoscenza e nel rispetto delle normative.

Chiedo troppo Natale?

 

Con affetto, viva e vibrante speranza,

Marco

 

p.s. Ah Natale, quest’anno niente pc, smartphone, tablet o smart tv che altrimenti rischi di pagarci sopra anche tu l’equo compenso da copia privata – e la crisi, si sa, si fa sentire anche al Polo.

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