Libro cartaceo e eBook hanno caratteristiche strutturali differenti tra loro; diversa è l’ideazione, la creazione, la conversione, la pubblicazione e la distribuzione di un libro digitale rispetto al suo corrispettivo cartaceo:
- geolocalizzazione delle vendite, diverso formato elettronico di vendita, possibilità di autopubblicazione diretta da parte degli autori, conversione del file digitale in formato eBook, integrazione del libro digitale con link, musica e video (possibilità questa prevista dal nuovo formato ePub3 o HTML 5), enchanched books, applicazioni create appositamente per un singolo libro e rilasciate per particolari device di lettura (Kindle, iPad, Galaxy, ecc.), stampa in modalità print-on-demand, noleggio o prestito degli eBooks, esperienze di social reading.
Tutte queste funzioni permesse dai libri digitali necessitano di regole precise e nuove, le quali devono essere redatte sfruttando una visione lungimirante e attenta ai segnali che la società fornisce.
È chiaro come in un momento di transizione come quello attuale tra carta e digitale, il modello precedente e quello che segue si sovrappongono, facendo sì che NON sia chiara la direzione da seguire, anche e soprattutto nel mondo del diritto positivo e della contrattualistica.
È forse banale da affermare, ma in questo momento nel mondo dell’editoria si deve discutere non solo del “contenuto” dei libri ma anche del “contenitore” (cioè lo strumento attraverso il quale si fruisce del libro digitale e il contorno di regole che lo circonda).
Tutto ciò deve portare a concessioni, innovazioni e discipline chiare, considerando come nell’era che stiamo vivendo l’informazione non è più posseduta materialmente, ma è un qualcosa di diverso e di astratto, riproponibile tra l’altro attraverso nuove forme dotate di autonomia propria.
I libri digitali diventano inoltre parte del corpus di conoscenza umana, in quanto venendo indicizzati dai motori di ricerca e di conseguenza replicati centinaia, migliaia o milioni di volte – diventano fruibili da chiunque, ovunque e per sempre (profilo che il diritto positivo e i contratti attuali spesso trascurano).
Si consideri inoltre come i bassi costi della distribuzione in rete e la facilità della comunicazione on-line, permettano a chiunque di pubblicare un testo – individui talvolta animati da motivazioni non solo pecuniarie ma di pura condivisione e diffusione della conoscenza.
In questi casi debbono entrare in gioco set di licenze (v. Creative Commons) che permettano di diffondere i propri scritti mantenendo un livello di controllo e di tutela variabile a seconda dei desideri dell’autore/editore.
Ulteriore errore che il mondo editoriale sta commettendo in questi anni è quello del modo attraverso il quale sta affrontando il passaggio dall’analogico al digitale. L’esperienza della musica e degli MP3 non sembra aver insegnato nulla a multinazionali e grandi lobby di editori.
L’approccio conservativo/protettivo messo in pratica dalle major culturali che, con la diffusione della musica digitale e il relativo terrore di perdere il controllo su ciò che veniva venduto e scambiato, avevano cercato di chiudere e proteggere totalmente ciò che vendevano attraverso le misure di protezione tecnologica (previste dall’art. 102-quater della legge sul diritto d’autore) si è dimostrato in larga misura fallimentare.
In particolare, l’utilizzo di lucchetti digitali (DRM), ha portato alla nascita e allo sviluppo del fenomeno della pirateria informatica ed allo scambio illegale attraverso i circuiti di file sharing della musica digitale.
Il sistema dei DRM permette un controllo di tipo accentrato, totale, relativo alla singola parola – suono – immagine (anche se mancanti del connotato della originalità), presumibilmente senza scadenza e rivolto ad una serie non determinata di soggetti – creando così una sorta di proprietà assoluta sull’informazione.
L’effetto di tutto ciò è stato quello di causare enormi difficoltà all’industria della musica, senza ottenere il benché minimo beneficio: oggi quasi tutti scaricano la musica in formato MP3 dal web senza pagarla (senza addentrarsi poi nel campo della pirateria cinematografica), con la conseguenza che il diritto d’autore viene palesemente e continuamente violato.
Testo tratto dal mio capitolo del libro “La lettura digitale e il web” [Ledizioni 2011]
- Qui e qui i post precedenti della serie ‘Diritto d’Autore e Editoria Digitale’ -

aScissa says:
Parlando da profana totale, secondo me il diritto d’autore, in vero, non è mai leso. Io so sempre di chi è l’opera che illegalmente scarico o sblocco. Sono lesi, se mai, il diritto di diffusione, riproduzione, noleggio, copia (e magari altri 25 che mi sfuggono)… quelli, poi, che regolano gli incassi.
Basterebbe vendere i lettori e-book con abbonamento includendo nel medesimo un numero fissato di download. Poi si possono aprire mille strade: carte ricaricabili, noleggio, abbonamenti a biblioteche on line.
Tutto sta nel determinare un costo giusto.
Ciao