L’Ipad è un computer: lo ha deciso Mr. Bondi.
di Guido Scorza (www.guidoscorza.it)
Steve Jobs nel presentare, l’Ipad, la sua ultima creatura l’aveva definito “il compromesso ideale tra computer e cellulare”. Altri, ormai, chiamano il gioiello di casa Apple, semplicemente “tablet”. In Italia, però, secondo il nuovo decreto Bondi sull’equo compenso, l’Ipad sembra dover essere definito un computer posto che la Apple dichiara agli acquirenti italiani di addebitare 1,90 € in più, proprio a titolo di “compenso per copia privata” ovvero l’importo in misura fissa che la lettera y dell’art. 2 del decreto stabilisce sia pagato per ogni “computer privo di masterizzatore residente”.
Mr. Bondi ha, dunque, deciso. l’ipad è un computer.
Difficile resistere alla tentazione di paragonare l’italico approccio del “prima paghi e poi discutiamo” al ben più saggio, ponderato e ragionevole approccio della SUISA – la cugina svizzera della SIAE – che dinnanzi al lancio dell’Ipad ha dichiarato:
«En ce qui concerne l’iPad, les sociétés d’auteurs vont observer dans quelle mesure l’appareil est utilisé pour la copie privée d’œuvres protégées par le droit d’auteur. Quant à savoir si une redevance en faveur des auteurs sera nécessaire, et le cas échéant à partir de quand, ces questions sont laissées ouvertes pour le moment».
Non credo serva aggiungere altro: certe cattive abitudini del sistema italiano dell’intermediazione dei diritti d’autore non si smentiscono mai…
Un’accortezza però: se deciderete di comprare l’ipad, conservate la ricevuta o la fattura dalla quale risulta l’importo versato a titolo di equo compenso. Se nei prossimi mesi il TAR dovesse – come appare auspicabile – dichiarare l’illegittimità del Decreto Bondi, i beneficiari del regalo natalizio del Ministro dei beni e delle attività culturali, non potranno sottrarsi dal restituire i 9 milioni di euro al mese che stanno incassando in forza di un provvedimento la cui legittimità è, almeno, dubbia.
